La Politica che più ci interessa
Come ve ne sarete accorti, è da un po' che non aggiorno questa pagina. Ora, come consiliere comunale di minoranza, curo la pubblicazione di un sito che tratta delle cose che per me più interessano l'amministrazione comunale. Per chi volesse accedervi questo è l'indirizzo: http://minoranzadichiusa.xoom.it. Grazie. Fabio Paolini

Questa pagina, curata da Fabio, non è pensata per cercare di imporre un'idea politca al lettore o perseguire una finalità ideologica o chissà che altro, ma soltanto per discutere di temi politici che riguardano il nostro comune e verso i quali la sensibilizzazione di noi cittadini non è mai troppa.

La pagina è aperta ad accogliere le idee di tutti i lettori. Non avendo la possibilità di gestire un forum, vi chiediamo a tal fine di spedirci una mail al solito indirizzo "cooplachiusa@libero.it. Grazie

Politica e zecche - Lettera aperta a Debora Seracchiani

"Venga a prendere un caffè a Chiusaforte"

Questo è il titolo dell'articolo apparso sulla Vita Cattolica a firma della dott.ssa Cristiana Gallizia.

Elezioni provinciali e regionali 2013

Ecco, com'era prevedibile, le "sparate" sul Montasio non potevano che preludere a questo. Fabrizio, oltre che all'amministrazione provinciale è candidato, sempre con l'UDC, anche ad un posto nel consiglio regionale. In questo caso però lo troviamo nelle liste del collegio di Udine.

Non partecipa invece alla competizione elettorale il consigliere regionale uscente Sandro Della Mea, rimasto tra l'altro coinvolto nelle indagini riguardanti l'ipotesi di peculato per l'utilizzo dei fondi a disposizione dei gruppi consigliari.

Elezioni politiche 2013

Comparando il risultato di queste elezioni politiche con quelle del 2008, oltre al drastico calo dei votanti (i voti per le principali coalizioni sono calati di quasi 150 unità) fa sensazione, come peraltro a livello nazionale, il risultato ottenuto dal Movimento 5 Stelle.

Facendo un po' di calcoli strani parrebbe che degli 82 voti ottenuti al Senato dal M5S, 24 "appartenessero" al centro sinistra, 47 al centro destra e 11 al centro (UDC), quest'ultimi "sottratti" in questa tornata alla lista Monti.

Altopiano del Montasio, l'ultima frontiera
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Il mio parere e quello del Sindaco


Sembra sia definitivamente naufragata l'idea di costituire una Fondazione per lo sviluppo dell'Altopiano del Montasio. Ad essa avrebbero aderito oltre all'Associazione Allevatori del Friuli-V.G. e gli enti locali competenti territorialmente, la Regione, che avrebbe portato in dote un finanziamento di 3,6 milioni di euro da utilizzarsi in 20 anni ed il Consorzio Tenutari Stazioni Taurine, proprietario di gran parte dei pascoli e delle strutture malghive.
Ed è stato proprio il Consorzio (scusate ma lo continuo a chiamare consorzio anche se forse si è trasformato in associazione per con confonderlo con l'associazione degli allevatori), in sede di assemblea dei soci, a dire di no all'ipotesi "Fondazione".
Comunque, a grandi linee, spendendo circa 180 mila euro l'anno, il progetto della Fondazione era quello di dotare o migliorare le infrastrutture in dotazione al complesso malghivo, come ad esempio l'elettrodotto e l'acquedotto e di procedere ad una graduale sistemazione dei fabbricati esistenti per migliorare e potenziare l'offerta agrituristica.
I tenutari hanno motivano il loro diniego con la paura di essere oggetto di un ben celato tentativo di esproprio che poco avrebbe portato alle casse del Consorzio.
L'ultimo dei numerosi articoli apparsi sul Messaggero Veneto, pubblicato in data 22.12.2012 a firma di Alessandro Cesare, riporta alcuni passaggi che meritano di essere analizzati.

Innanzitutto viene chiarita la posizione degli intransigenti, che tramite un componente dell'Assemblea del Consorzio, il Sig.Lucio Azzano fanno sapere che: <Le malghe sono un bene privato che i nostri nonni e bisnonni hanno regolarmente acquistato nel 1935. Hanno tentato di portarcelo via raccontandoci in tutte le maniere la favola dei fondi pubblici legati alla nascita della Fondazione, ma per noi questo strumento altro non era che un tentativo di esproprio; una mossa per toglierci la terra. Siamo legati alle malghe come valore affettivo e non abbiamo alcuna intenzione di privarcene. Non è giusto.>.

A questo punto è bene, a prescindere da tutto il resto, capire come i nonni od i bisnonni dell'Azzano, ai tempi bui del fascismo, siano riusciti ad acquisire la proprietà delle malghe e dei boschi circostanti. Per questo ci viene in soccorso il bene dettagliato inserto tematico, redatto dal prof.Antonino Danelutto, contenuto nel volume storico "Chiusaforte e la Val Raccolana - dalle origini ai giorni nostri).

Sull'articolo ci sono poi le prese di posizione stizzite del nostro Sindaco ed, ovviamente, dell'ex vicesindaco, ai quali titoli amministrativi l'articolista come al solito affianca nome e cognome.
Il Sindaco, redarguendo i Tenutari sulla grave presa di posizione assunta asserisce che l'istituzione da parte del Consorzio di una riserva di caccia sull'altopiano ha causato "ulteriori sfregi sul territorio" e minaccia di imporre un pedaggio stradale per salire sull'altopiano stesso. Il tutto perchè "ritiene imprescindibile uno sviluppo sostenibile del Montasio".
Anche l'ex vicesindaco si trova d'accordo sul pedaggio (il Sindaco parla di pedaggio in quanto ricordo che la prima parte della strada attraversa la proprietà comunale) ed afferma poi, riacquistando in questo passaggio il titolo di vicesindaco, che "senza valorizzare l'altopiano non potranno mai essere valorizzate le loro proprietà".

Da quando l'Associazione Allevatori ha avviato l'attività agrituristica all'interno dell'ex stallone del Pecol affiancandola alla latteria dove si produce il "vero" Montasio, sull'altopiano durante tutta la stagione dell'alpeggio, oltre ad escursionisti ed alpinisti salgono migliaia e migliaia di persone per acquistare i prodotti caseari nello spaccio dell'Associazione e per pranzare nell'attiguo punto di ristoro.

Lo scorso anno, una signora ultraottantenne al termine della solita consumazione di polenta e frico ha detto con entusiasmo:< L'ultima volta che sono stata qui, sessant'anni fa, ho portato su a piedi la vacca da Gemona ed in tutto questo tempo non è cambiato niente. Tutto è rimasto uguale".

Ecco rivelato il segreto del successo. Se il Montasio attira gente come succede in pochi altri posti della regione è perchè lassù quello che ha creato Madre Natura è rimasto pressochè in/b>tatto.
Anche la sella di Nevea è stata definita da Kugy la più bella conca delle Giulie, ma ora quasi nessuno di chi passa per salire al Montasio A Sella si ferma e non è di certo necessario specificarne il perchè. E lo stesso ragionamento potremmo poi farlo per la porzione di altopiano del Canin compreso tra Sella Prevala e Sella Bila Pec.

Per questo il Montasio è l'ultima frontiera. E' il paradiso terrestre grazie al quale si può pensare di risollevare le sorti di Sella Nevea. Ma nel Paradiso non si deve neanche pensare di sviluppare qualcosa. Il Paradiso è il Paradiso e basta. All'interno del Colosseo o dell'Arena di Verona, delle rovine di Pompei o del Parco di Villa Manin, non si sviluppa niente. L'altopiano del Montasio è un gioiello della Natura e tale deve rimanere. Si, si può pensare di conservare l'esistente ed un buon esempio di conservazione è rappresentato dalla ristrutturazione interna dei fabbricati del Pecol.
Ma qualsiasi altro intervento va soppesato una infinità di volte.
Mi pare di ricordare che l'Associazione paghi al Consorzio un affitto di 30mila euro a stagione per disporre di pascoli e strutture varie ai quali va sommata una cifra più o meno simile per alimentare di carburante il gruppo generante la corrente elettrica, importi che sommati al costo rilevantissimo del personale, incidono non poco sui bilanci aziendali.
Ecco, una linea elettrica interrata servirebbe (anche per non sentire rumore, puzza di gasolio ed eliminare l'inquinamento dell'aria) ed a quel punto si potrebbe magari studiare una rettifica della strada per consentire il passaggio delle corriere, così da permettere l'accesso all'area, soprattutto in bassa stagione, a scolaresche, pensionati ed altre categorie di turisti che si muovono in gruppo.

Creare altri posti letto?... E l'acqua potabile che già ora scarseggia? E la rete fognaria con i relativi problemi di smaltimento? E...
Non è forse il caso di pensare a migliorare l'offerta ricettiva a Sella che può benissimo costituire un punto di partenza e di rientro dopo la visita all'altopiano. Ecco, qui potrebbe inserirsi l'ipotesi di far pagare un pedaggio stradale, per investire poi gli introiti a Sella.

Forse, visto cosa è successo e quel che continua a succedere a Sella Nevea e come il Comune sia sempre stato succube delle decisioni imposte da chi stringeva o stringe i cordoni della borsa, è un bene che il Montasio sia finito in mano ai Tenutari. Forse è stato uno sbaglio non insistere negli anni '80 per inserirlo nelle aree protette quando c'era la possibilità di farlo.
Sicuramente ci sarà da impegnarsi non poco per evitare qualunque tipo di speculazione che possa comprometterne la naturalità dell'altopiano. Ecco, per questa azione dissuasiva dovrebbe essere chiamato fin d'ora in causa il Comune, eventualmente perfezionando e quindi blindando il piano urbanistico. E perchè no, dimenticandosi di pronunciare ancora il termine "sviluppo".

Fabio (ex vicensindaco)

Il Sindaco specifica

Il Sindaco chiarisce i concetti espressi sull'articolo del M.V. rimarcando che lo strumento della Fondazione, grazie ai conseguenti finanziamenti regionali, avrebbe consentito di portare l'elettricità tramite un impianto interrato in modo da eliminare così il gruppo elettrogeno. Si pensava poi di potenziare l'erogazione dell'acqua potabile visto che il Comune anche quest'estate ha fornito uomini e mezzi durante il periodo siccitoso, su richiesta dell'Associazione Allevatori, per alimentare con le cisterne le vasche vuote dell'acquedotto dell'altopiano.
Per il resto si trattava di ricostruire o riadattare qualche casera o stallone, conservando la tipologia attuale ed effettuare un intervento per migliorare la strada di accesso da Sella Nevea.
La Malga di Cregnedul Alto, l'unica rimasta di proprietà, comunale, sarebbe stata inserita tra i beni della Fondazione, ad ulteriore dimostrazione che l'Amministrazione Comunale ci credeva e ci crede tuttora nello strumento della Fondazione.
Anche per l'assessore regionale Violino la zootecnia è, e deve rimanere, l'unica e principale attività da svolgersi sull'altopiano e lo sviluppo turistico sostenibile del Montasio deve ruotare solamente attorno a questo punto fisso.
Il Sindaco informa poi che la trasformazione dell'Associazione Tenutari in Società a responsabilità limitata potrebbe essere proprio mirata al tentativo di vendere i terreni dell'altopiano con l'intento di ripartire i guadagni tra gli attuali soci... e questo davvero non lo si può permettere! Tra l'altro, l'unica realtà che ha finora investito sulle malghe del Montasio, grazie anche ai finanziamenti regionali, è stata l'Associazione Allevatori.
In fin dei conti, l'ingresso nella Fondazione avrebbe principalmente rappresentato per il Comune di Chiusaforte un modo per poter nuovamente decidere sulle sorti di una terra per la quale le genti della Val Raccolana hanno sempre combattuto nei secoli passati per garantirne la disponibilità (si pensi ai continui e cruenti scontri con le confinanti popolazioni slave e tedesche fin dai tempi medioevi) e la miglior fruizione possibile.

Il Sindaco Luigi Marcon

Le ghiaie sul Fella (novembre 2012)

Le piene del nostro fiume ci fanno ancora paura. Nonostante in epoca moderna siano stati eretti degli argini che paiono proprio insuperabili, con l'arrivo della "montane" sorge ancora preoccupazione tra gli abitanti della parte bassa di Raccolana e di Casasola.

Ultimamente, nei momenti di magra, si nota che sull'alveo del Fella staziona una quantità molto elevata di ghiaia che la corrente che accompagna una normale portata del corso d'acqua non riesce a trascinare a valle. Il fatto che il verificarsi di un evento un po' più marcato come quello di stanotte, porti l'acqua a superare il sottopasso autostradale di Casasola era pertanto prevedibile da tutti e bastava un'altra mezza ora di pioggia battante perchè si creasse un bel lago tra autostrada e statale.

Naturalmente di ghiaia dai monti ne scende tantissima, come avviene da sempre. Ma un fatto nuovo va però registrato. Con l'entrata in funzione dell'ultima centrale idroelettrica sul Raclaniz la situazione sul tratto d'alveo del Fella ad altezza Macile è vistosamente peggiorata. Lo sbarramento sul Raclaniz in località Culc, ove si trova l'opera di presa della centrale, ogni qual volta il torrente entra in piena viene regolarmente riempito da una grande quantità di bianca ghiaia. Con l'apertura delle paratie e sospinto da mezzi meccanici questo materiale viene fatto in seguito defluire lungo l'asta torrentizia quando però ormai la corrente si è ridotta sensibilmente. Così si forma dell'accumulo straordinario che alla confluenza con il Fella va a sommarsi a quello ordinario.

La soluzione che si attua solitamente in questi casi è quella dello sghiaiamento artificiale dell'alveo, operazione che però pare non sia ben vista oggigiorno da tecnici e ambientalisti. Sul Raclaniz si potrebbero magari aprire le paratie quando l'evento è in corso, anche se si blocca la produzione di energia per qualche ora.

Cosa dire? Non resta che attendere lo svolgimento degli eventi con la certezza che qualcosa verrà fatto quando i cavalloni del Fella solleticheranno con le loro creste il viadotto autostradale.

La centrale a biomasse

"Con le biomasse si riscalda mezzo paese - Chiusaforte: procedono rapidamente i lavori da quasi 800 mila euro per la costruzione della centrale". Questo il titolo dell'articolo apparso in data 20 ottobre 2012 sul Messaggero Veneto a firma di Giancarlo Martina. In sostanza l'articolista ci informa che sono in corso i lavori di realizzazione di una rete di teleriscaldamento alimentata da una centrale funzionante a biomassa legnosa (cippato) della potenza di 800 kw che fornirà energia termica e acqua idrosanitaria al centro scolastico (scuole, palestra e sala convegni), all'edificio ospitante i carabinieri e le poste ed al municipio. Il materiale legnoso proverrà dai boschi comunali di Sella Nevea. L'investimento complessivo di 755 mila euro ha riguardato la realizzazione della centrale, avvenuta un paio d'anni fà in una palazzina dell'ex caserma Zucchi e la posa delle tubature che sta avvenendo in questi mesi. Nell'articolo non si parla del piano economico per il rientro della spesa, cosa anacronistica visto che i soldi spesi sono pubblici e visto che dall'attuale crisi facciamo fatica ad uscire proprio per l'enorme debito pubblico accumulato e che si continua ad accumulare. Si accenna soltanto ad un notevole risparmio economico per il comune ed una sensibile riduzione dell'inquinamento atmosferico. Sarebbe interessante ad esempio sapere quali sono i tempi di ammortamento della spesa. Cioè, se attualmente gli impianti a gasolio dei tre edifici succitati comportano una spesa annua di tot euro, supponiamo 50.000 euro (così... tanto per ipotizzare) ed il nuovo impianto comporterà una spesa annua per la biomassa di euro 10.000 ( il materiale legnoso dovrà essere allestito e raccolto a Sella Nevea, cippato, trasportato a Chiusaforte e stoccato) il risparmio annuo sarebbe di 40.000 euro. Con la spesa d'impianto di quasi 800.000 euro il costo sarebbe azzerrato tra 20 anni dopodiché si inizierebbe a risparmiare. Un conto come questo, anche se definibile "della serva", sarebbe già una informazione ai cittadini definibile "concreta". Anche se c'è forse da valutare il fatto che purtroppo le scuole chiuderanno molto prima del 2032 ed anche il riordino dei comuni non fa sperare su di un'apertura del municipio per così tanti anni. E poi... quanto tempo durerà l'impianto (ci si augura più dei supposti venti anni).. e se si vuol risparmiare perchè il termosifone dell'ufficio postale è caldo anche il mese di luglio? ... e perchè si è aspettato ad informare i privati sulla grande opportunità di collegarsi all'impianto quando i lavori per la posa dei tubi erano già avviati e non lo si è fatto durante l'analisi di fattibilità? ("Con le biomassa si potrebbe riscaldare mezzo paese" era forse da titolare l'articolo) ...e se si vuol ridurre sensibilmente l'inquinamento atmosferico perchè vicino a questa si è realizzata una centrale a biodisel?

Da un po' di tempo è difficile parlare di temi politici quassù da noi. Basta solo imbastire una forma di pensiero che si discosti da quella delineata da chi amministra la cosa pubblica, che sia un esponente della Regione, piuttosto che della Provincia, piuttosto che del Comune e subito si vien definiti "disfattisti", piuttosto che "verdi", piuttosto che "invidiosi", piuttosto che... Ci si becca un sacco di improperi che, tra l'altro, non provengono solo dai citati personaggi pubblici.

Perciò, a chi è abituato fin da piccolo a mettere in discussione tutto quello che vien fatto o non fatto per il bene comune, sorge il dubbio di essere anacronista, di non aver capito che i tempi sono cambiati, che i compaesani stessi non vivono più la politica come una volta.

Eppure i fatti son lì a dimostrare che è quasi un dovere mettere in discussione certe scelte. Parlando di Sella Nevea... ad esempio. E' mancata e manca tuttora una idea di sviluppo razionale, complessiva, che provi a ridurre gli effetti prodotti da scelte vecchie e nuove compiute da chi al momento aveva soldi da spendere ma non aveva o non gli interessava avere la qualità della lungimiranza. Ed intanto si sono costruiti palazzoni inguardabili che hanno rovinato irrimediabilmente quella che Kugy definiva la "più bella conca delle Giulie". Le mine hanno rovinato per sempre ambienti naturali unici sulle Alpi e le difficoltà di gestione del polo turistico sono sempre le stesse se non maggiori.

A Chiusaforte l'amministrazione comunale pensa di realizzare una centrale a biomasse. Bella idea! Il comune è proprietario di una vasta superficie boschiva a Sella Nevea ed è giusto riscaldarci bruciando il nostro legname piuttosto che il gasolio degli arabi. Chi ne trarrà beneficio da questa realizzazione: innanzitutto le abitazioni private, i pubblici esercizi, le attività commerciali, gli uffici e gli edifici pubblici. Pertanto la prima cosa da fare è contattare un po' tutti per capire quante utenze verranno servite dal teleriscaldamento e verificare se dal punto di vista economico l'investimento merita fatto. Il peso maggiore dovrà averlo l'utenza privata visto che per quanto riguarda gli edifici pubblici non si è certi che con i previsti riordini le sedi scolastiche, le poste, i municipi e le caserme dei carabinieri della nostra montagna tengano aperti i battenti per lungo tempo. Dunque, sapendo quante utenze si serviranno si può affrontare il calcolo economico costi-benefici. Se il risultato è positivo, si potrà pensare di rientrare nella spese d'impianto in dieci anni e poi i successivi venti previsti per la durata dell'impianto, garantiranno tot risparmi. Trovato pertanto congruo il numero di utenze, si cerca un sito idoneo per la dislocazione e si avvia la progettazione.

Questo è, semplificando, un povero pensiero operativo dettato da una logica gestionale economica di natura famigliare. Perchè non si possono adottare questi semplici metodi anche per la gestione del denaro pubblico, che mai come in questo momento sentiamo essere di tutti noi.

Ora, se si viene a sapere che la centrale costa 755 mila euro ed è attualmente in previsione il solo collegamento degli edifici pubblici (la riunione per informare i cittadini dell'opportunità si è tenuta quando i lavori per la posa dei tubi erano praticamente iniziati ed ha visto la partecipazione di due cittadini) con un risparmio stimato sui costi del gasolio pari al 30%, perchè non si può criticare l'enfasi con la quale è stato redatto l'articolo del Messaggero Veneto? Tutto qui.

Avvicendamento in Giunta Municipale

Già a fine aprile era uscito sul Messaggero Veneto un articolo in cui si informava che il Sindaco aveva revocato a Fabrizio Fuccaro la carica di vicesindaco. L' otto maggio, sullo stesso quotidiano, un nuovo articolo ha cercato di chiarire le motivazioni di tale azione, resa nel mentre ancor più eclatante dalla revoca allo stesso consigliere delle deleghe a lavori pubblici, urbanistica e progetti comunitari.
Il giornalista del Messaggero, Alessandro Cesare, che in questi anni ha contribuito a personalizzare la politica di conduzione del Comune di Chiusaforte come soltanto nei maggiori comuni italiani avviene (eccone un esempio), manifestando un po' di imbarazzo espositivo con il primo articolo ha anticipato un intervento chiarificatore del sindaco con il secondo, che avverrà dopo aver individuato ed assegnato le cariche al nuovo assessore.
Questa la cronaca scarna dell'ultimo mese. Dietro a questo epilogo ci sono però quasi vent'anni di storia elettoral-politico-amministrativa che merita di essere raccontata ed analizzata (confidiamo in tal senso in un fattivo contributo dei principali attori).
Non sappiamo cosa succederà in futuro a questo nostro comune i cui residenti sono ormai scesi sotto il numero di 700, ma è in ogni caso importante cercare di capire come, nel nostro piccolo, abbiano potuto modificarsi o minarsi relazioni sociali e consolidati rapporti personali soltanto per garantirsi un sedia o una carica in comune che tutti avrebbero il diritto ed il dovere di occupare e rivestire.

L'utilizzo dell'ex caserma degli Alpini (5 maggio 2012)

Oggi è stata pubblicata sul Messaggero Veneto la notizia che la giunta comunale ha affidato ad una società di Reggio Emilia un mandato in esclusiva per la realizzazione di un impianto fotovoltaico sulle coperture dei fabbricati dell'ex casera degli alpini. Tali pannelli occuperanno una superficie complessiva di 7000 metri quadri e produrranno quasi un milione di kilowatt annui di energia elettrica.
Il compenso spettante al Comune per l`immissione nella rete nazionale della corrente elettrica prodotta sarà pari a 21.000 euro annui per venti anni. Dopo tale periodo l'impianto sarà gestito direttamente dal Comune, probabilmente (intemperie permettendo) per altri venti anni. Il costo dell'investimento iniziale è previsto in 2 milioni di euro.

Questo sarebbe il terzo impianto per la produzione di energia installato nell'area delle ex caserme, dopo le centrali a biomasse e ad olio vegetale già costruite ma non ancora funzionanti. Già da qualche tempo lo stesso ambito, abbandonato dall'esercito ormai da quasi vent'anni, ospita un nuovo capannone per attività produttive non ancora utlizzato e nella palazzina comando si stanno adattando dei vani che fungeranno da centro diurno per gli anziani. Nel mentre si è chiesto all'Università di Udine di avanzare delle ipotesi innovative per l'utilizzo dell'area.

Tante cose, verrebbe da dire, cercando un collegamento logico tra i vari interventi e rapportando il tutto con il momento storico-economico che sta attraversando Chiusaforte.
Da anni ormai l'area per insediamenti produttivi di Raccolana, se togliamo il capannone della Provincia e quello di Agriforest (ora chiuso per il fallimento della cooperativa), non trova fruitori. Lo stesso dicasi per l'area messa a disposizione a Villanova, compresa tra la statale e l'autostrada, perfettamente infrastrutturata ma desolatamente vuota.
Come detto, nelle ex caserme si è costruito un grande capannone per attività artigianali, peraltro con caratteristiche volumetriche e strutturali molto simili ai vicini fabbricati dismessi, per l'utilizzo del quale non si è fatto avanti finora alcun imprenditore. I grandi spazi delle ex officine sono sfruttati da un solo artigiano locale, mentre una seconda ditta e l'ANAS utilizzano alcune aree scoperte per depositare sale ed automezzi per la pulizia invernale della statale. Un paio di fabbricati sono infine usati dall'ANA per la Baita e per deposito e la Pro Loco utilizza qualche vano anch'essa come deposito. Altri depositi di materiali vari sono "spontaneamenti" sorti all'aperto qua e là.
La centrale a biomasse, che verrà alimentata con combustibile proveniente da ... (?) dovrebbe principalmente servire per il riscaldamento delle scuole e della sede municipale, servizi pubblici a forte rischio di chiusura o ridimensionamento. La centrale a olio vegetale servirà, oltre che per tornaconto dell'investitore e delle casse del comune per i 600 euro al mese di affitto da riscuoteere, per sostenere le attività produttive nell'attiguo capannone, qualora qualcuno se ne servirà. I pannelli fotovoltaici, la cui installazione per essere sovvenzionata dallo Stato, deve per forza avvenire sui tetti dei fabbricati, costringeranno il Comune a mantenere in piedi, per quarant'anni almeno, dei caseggiati concepiti come caserme e pertanto difficilmente convertibili per altri scopi se mantenuti così come sono, che già ora mostrano chiari i segni dell'abbandono.
L'idea politica che si può trarre pensando a queste cose è che manchi forse la consapevolezza che al giorno d'oggi non si possono più sfruttare finanziamenti pubblici, da qualsiasi parte essi provengano, solo perchè c'è qualcuno che li elargisce... e che non ci sia un reale interesse a prevedere cosa produrranno o cosa comporteranno tali realizzazioni per la comunità, se non nell'immediato futuro.
In generale la sensazione è che, in un mare mosso dai forti venti della crisi, si navighi un po' a vista. C'è da sperare che la nave rientri in porto senza subire grossi danni, magari pronta a ripartire subito per nuovi viaggi.

Così risponde il Sindaco

Provo, più che ad esprimere un'opinione, a fornire alcune motivazioni sul perchè di certe scelte.
Ho cominciato a fare l'amministratore comunale circa vent'anni fa, nel 1995, allorchè, anno nefasto, chiusero nel giro di quattro mesi la linea ferroviaria e la caserma Zucchi.
Negli anni a venire il Comune chiese gratuitamente allo Stato la cessione degli alloggi ufficiali di Via Roma, della casermetta alpini di Sella Nevea, della caserma Zucchi e del forte Col Badin.
Solamente queste due ultime strutture sono state concesse credo nell'anno 2001.-
Il forte, ultimato il III lotto lavori, è da paragonare come tipologia ad un rifugio alpino e sarà dotato di ben 60 posti letto, divisi tra la camerata (letti a castello) e le camere degli ufficiali. Esiste la seria possiblità di una ricaduta economica per la popolazione locale, tramite il turismo storico.
Quanto alla ex caserma Zucchi, si provi ad immaginare cosa sarebbe diventata se la proprietà fosse rimasta dello Stato: una gjungla, con animali di ogni specie, a contatto con le abitazioni vicine.
I vari proventi che il Comune incassa (biomasse vegetali, pannelli fotovoltaici, affitti degli artigiani, ultimamente anche di Friuli V.G. Strade per un lotto del nuovo capannone) sono pari a 20.000 euro annui e rappresentano le uniche entrate di un comune sprovvisto di risorse proprie. Tale cifra serve a compensare le tante uscite (scuole, servizi sociali, ecc.).
Lo stesso contributo per la rimozione dell'amianto esistente dovrebbe in qualche modo tranquilizzare gli abitanti di Casasola Bassa.
Forse se venti o trent'anni fa gli amministratori pubblici della nostra valle, tramite la Comunità Montana, avessero adottato un piano urbanistico sovracomunale, non ci ritroveremmo ora con una zona artigianale, un campo sportivo, una palestra, ecc. ecc. per ogni paese.
I terreni posti tra l'autostrada e la SS.13, urbanizzati con tre lotti edificabili e un'area attrezzata per i camper, dopo aver assunto tutti i pareri e le autorizzazioni del caso, non sono ancora stati sdemanializzati per un veto dell'Autorità di Bacino prima e della Regione poi, dopo le varie alluvioni che hanno interessato il territorio. Il problema non sarebbe il Fella, ma il Rio Molino, peraltro messo in sicurezza. E qui vien da chiedersi: il bar al Sole, l'Impianto di distribuzione, la casa Violino e la stessa statale 13 sono anch'essi in pericolo?
Ho scritto di getto, forse commettendo errori di sintassi, ma il senso è questo.
Mandi. Il Sindaco-Luigino Marcon

In alto l'area dell'ex caserme degli alpini, tra le meno soleggiate del capoluogo dove, per ironia della sorte, verranno installati i pannelli fotovoltaici. Sotto, alcuni scorci all'interno del complesso.

Un paese in vendita (primavera 2012)
Negli ultimi tempi sulle facciate delle case di Chiusaforte c'è un fiorire di cartelli con la scritta "vendesi". Dopo il terremoto gran parte del patrimonio edilizio abitativo, anche quello appartenente ai non residenti, è stato ristrutturato e poi riutilizzo, magari anche solo per la quindicina di giorni dell'anno coincidenti con il periodo ferragostano. Ora invece tanti proprietari di case che vivono fuori paese vogliono smettere definitivamente le vesti di villeggianti e disfarsi di un bene che forse non è più tale. Mantenere una cosa per la villeggiatura evidentemente costa troppo e senza una giusta contropartita, che sia economica od affettiva, l'interesse viene a mancare.
I vecchi chiusani, quelli obbligati ad abbandonare il paese per cercare altrove più favorevoli condizioni di vita, ritrovavano nell'abitazione che li aveva visti nascere e crescere il calore familiare di un tempo sì passato ma ben vivo nel ricordo e nei sentimenti. I loro figli, nipoti o pronipoti non sono più nutriti da tali sentimenti e forse Chiusaforte offre attualmente troppo poco per essere ambita come mèta per le vacanze.
Cosa succederà? Quanto tempo rimarranno appesi quei cartelli? E se ci saranno... chi saranno gli acquirenti?
In questo momento non è il caso di fare previsioni perciò è preferibile fare i semplici cronisti attendendo lo svolgersi degli eventi.

Nella composizione le foto delle case in vendita soltanto a Casasola e Campolaro.

Il riordino delle autonomie locali (gennaio 2012)

Di questi tempi, in cui si fa un gran parlare di contenimento della spesa pubblica, sembra che i piccoli comuni come il nostro siano costretti a perdere l'autonomia amministrativa fondendosi con i comuni contermini così da perseguire l'obiettivo dettato da governanti regionali e statali, di perseguire maggior economicità, efficacia ed efficienza attraverso la gestione associata dei servizi pubblici.
A livello nazionale è stata la manovra del Governo dello scorso Ferragosto a prevedere la soppressione di giunte e consigli nei Comuni con meno di mille abitanti. Poi si è fatta sentire la Regione con la legge n.14 del 2011 relativa alla "Razionalizzazione e semplificazione dell'ordinamento locale in territorio montano con l'istituzione delle Unioni dei Comuni montani" e l'attuazione del "Piano dei Comuni di Vallata" che prevede la fusione dei Comuni parzialmente o interamente montani, con popolazione fino a tremila abitanti e oltre se contigui.

Ricordiamo che già da qualche tempo le Comunità Montane sono state commissariate con l'intento di sopprimerle. Ora, con la citata legge regionale n.14/2011 i Comuni montani verranno aggregati in otto ambiti territoriali corrispondenti ad un ente locale denominato Unione montana secondo una serie di caratteri geografici, economici, sociali, etc.
In fase di prima applicazione c'è la possibilità da parte di alcuni Comuni (quelli adiacenti con altre Unioni e quelli con il maggior numero di abitanti) di passare ad altre Unioni rispetto a quelle predestinate o di chiedere l'esclusione dall'Unione di destinazione. Questo dovrà avvenire entro il 15 febbraio 2012.
L'attività di ogni Unione montana verrà disciplinata da uno Statuto approvato da un' Assemblea dei Sindaci dei Comuni appartenenti all'Unione stessa e da una rappresentanza delle minoranze consiliari. In seno al nuovo ente verrà eletto un Presidente (uno dei Sindaci), un Vice Presidente, il Collegio dei revisori, un Direttore, dirigenti e responsabili dei servizi. Il personale sarà costituito inizialmente da quello proveniente dalle ex Comunità Montane e dai Comuni membri.

Il nostro comune apparterrà all'Unione dei Comuni montani del Canal del Ferro e della Val Canale della quale dovrebbero far parte anche Moggio, Resiutta e Resia. Il condizionale è d'obbligo visto che questi Comuni pare siano intenzionati a passare con l'Unione del Gemonese, mentre Tarvisio, il maggiore come numero di abitanti, si dice che potrebbe chiedere di essere escluso dall'Unione.

La situazione, già di per se difficile da definire, è peraltro influenzata a livello locale dalla discussione riguardante il riordino dei plessi scolastici, con la possibile chiusura di diverse scuole sul territorio (problema che coinvolge anche le nostre scuole materna ed elementare) e la ventilata soppressione delle Provincie.

Aggiornamento al 16 febbraio: Resia ha deciso di aderire all'Unione della Valcanale e Canal del Ferro mentre Moggio e Resiutta hanno chiesto di staccarsi e di far parte dell'Unione del Gemonese.

Razionalizzazione della rete scolastica - Situazione alla fine del 2011

Con la cosidetta riforma Gelmini la garanzia di continuità scolastica è garantita ai plessi che abbiano almeno 20 alunni presenti nella scuola per l'infanzia e 30 alunni nella scuola primaria. Senza questi requisiti i Comuni devono decidere dove dirigere la propria popolazione scolastica e a quale Istituto comprensivo appartenere con un piano da attuare entro l'anno scolastico 2013-2014. Sempre la stessa riforma prevede la presenza di almeno 9 alunni per una classe e 18 alunni per le pluriclassi.
Localmente, dalle tre autonomie scolastiche (ex direzioni didattiche) di Moggio, Pontebba e Tarvisio siamo passati a due Istituti comprensivi con unico preside per materne, elementari e medie di Pontebba, Dogna, Chiusaforte, Resia e Resiutta (con la sede da definire) e un Istituto omnicomprensivo il cui preside dirigerà materne, elementari e medie di Malborghetto e Tarvisio e l'Istitituto superiore Bachmann. Anche per l'esistenza di un Istituto Comprensivo è previsto un numero minimo di alunni, che è fissato in 300 unità.
Da noi, nell'anno scolastico in corso la scuola primaria accoglie 29 alunni e la materna 12 bambini (in entrambi i casi il numero complessivo è dato da alunni provenienti anche da Dogna e Resiutta dove le scuole sono state chiuse alcuni anni orsono).
Perciò, già nell'anno in corso la scuola primaria è organizzata in due pluriclassi per il tempo pieno, con prima, seconda e terza in una classe e quarta e quinta in un'altra.

La Giunta regionale, nell'ambito della propria autonomia legislativa, nel mese di settembre 2011 ha approvato un documento dettante gli indirizzi, i criteri e le procedure per ridimensionare la rete scolastica regionale nell'anno scolastico 2012/2013. La Provincia di Udine, interessata anch'essa alla questione, per quanto concerne la montagna, ha cercato di posticipare nel tempo gli interventi di razionalizzazione.

Sulla base di questi dati si è sviluppato localmente il dibattito politico e sono state assunte decisioni che, come nel caso delle Giunte Comunali di Chiusaforte e di Moggio, guardano in direzioni diametralmente opposte. I nostri amministratori hanno deliberato in ottobre di aderire all'Istituto Omnicomprensivo Bachman di Tarvisio, avviando una stretta collaborazione con Pontebba così da consentire in qualche modo il prosieguo dell'attività nella nostra scuola primaria garantendo poi la frequenza degli studenti di Chiusaforte alla scuola media di Pontebba. Il Comune di Moggio ha chiesto invece di aderire all'Istituto Omnicomprensivo di Trasaghis.

La spesa comunale annua per la gestione del plesso scolastico chiusano si aggira sui 90.000 euro.

Grande mobilitazione per Pierluigi Cappello

E' da tempo ormai che si è creata una catena di solidarietà a livello nazionale affinchè Pierluigi riceva il vitalizio previsto dalla legge Bacchelli. Ricordiamo che Pierluigi, quarantaquattrenne, anche recentemente definito dal quotidiano la Repubblica uno dei più grandi poeti italiani contemporanei, abita ormai da tanti anni a Tricesimo. Fino a pochi giorni fa la sua dimora era una vecchia baracca in legno del terremoto ed ora è ritornato a vivere con mamma Bruna in un piccolo appartamento. Causa le condizioni di salute, conseguenti a quello sfortunato attimo che nell'83, su le strade dal Cjanâl, fermò l'esistenza di Claudio e cambiò per sempre la sua, Pierluigi ha bisogno di un'entrata certa che gli permetta di affrontare le sempre maggiori spese assistenziali e sanitarie.
Quello della Bacchelli è un aiuto economico che viene concesso dallo Stato ai cittadini italiani, di chiara fama, che si sono distinti nel mondo della cultura, dell'arte, dello spettacolo e dello sport che versino in situazioni di indigenza.
Tra coloro che hanno sottoscritto l'appello, con la nostra Regione, ci sono le Università di Siena, Firenze, Udine, Roma Tre e l’Accademia della Crusca, oltre a migliaia e migliaia di privati cittadini e intellettuali.

E' il gruppo di minoranza in Consiglio comunale che a Chiusaforte ha voluto sostenere l’iniziativa in favore di Pierluigi e così commenta: "Abbiamo accolto con enorme piacere l’iniziativa del Consiglio Regionale che con un o.d.g. ha impegnato il Presidente della Regione ad attivarsi per il conferimento dei benefici della legge Bacchelli al nostro poeta Pierluigi Cappello.
I suoi meriti e le sue indubbie capacità letterarie, unite allo straordinario attaccamento alle proprie origini, ci rendono particolarmente orgogliosi. Pierluigi è un figlio di questa terra e lo ricorda spesso nella sua opera “… sono nato al di quà di questi fogli lungo un fiume, porto nelle narici il cuore di resina, negli occhi il silenzio di quando nevica….”. Molti di noi hanno trascorso con Pierluigi la loro infanzia e, anche dopo il trasferimento dal paese, i legami sono sempre rimasti molto affettuosi. Pierluigi è sempre stato in prima fila per iniziative di carattere culturale. Diversi di noi ricordano con piacere, ed anche con un pizzico di nostalgia, le splendide serate organizzate con i “Cercaluna”, artisti che arrivavano a Chiusaforte per merito suo; ben vivo è inoltre il ricordo della serata durante la quale, lo scorso anno, abbiamo festeggiato assieme a Pierluigi il Premio Viareggio, prestigioso riconoscimento che aveva appena ricevuto.
 Allora i suoi problemi di salute comportarono uno sforzo non indifferente per presenziare, ma simbolicamente tutti si strinsero a lui, nell’abbraccio del suo paese e della sua terra. Conosciamo molto bene le doti artistiche di Pierluigi ma abbiamo soprattutto potuto apprezzare della sua vita la generosità e l’impegno. I benefici che deriverebbero dall’applicazione della Bacchelli permetterebbero a Pierluigi di continuare a scrivere libero da quei problemi contingenti che diversamente dovrebbe affrontare e gli consentirebbero, da altruista quale è, di proseguire la sua attività in favore del prossimo.
 E’ per questi motivi che presenteremo a Chiusaforte, nel prossimo Consiglio Comunale, un ordine del giorno di appoggio all’iniziativa di sostegno proposta a livello parlamentare. Ci auguriamo venga condiviso dalla maggioranza e accolto anche dai Comuni vicini. E’ un modesto, ma non per questo insignificante contributo, che gli vogliamo tributare".

Nuove nomine nell'Ente Parco delle Prealpi Giulie

Costituito ufficialmente nel 1996 il Parco Naturale delle Prealpi Giulie aveva visto fino ad ora l'Ente gestore sempre presieduto dal Sindaco del Comune di Resia, luogo in cui peraltro ha sede. A Luigi Paletti era subentrato Sergio Barbarino e quindi Sergio Chinese. Ora il Consiglio Direttivo ha eletto Stefano Di Bernardo, vicesindaco del Comune di Venzone.
Il quadro dei componenti il Consiglio è così composto:
Presidente - Stefano Di Bernardo (Vice Sindaco del Comune di Venzone)
Vice Presidente - Sergio Chinese (Sindaco del Comune di Resia)
Giorgio Pozzecco - (Delegato dal Sindaco del Comune di Chiusaforte)
Stefano Sgrazzutti (Delegato dal Sindaco del Comune di Lusevera) 
Rita Moretti (Delegata dal Sindaco del Comune di Moggio Udinese)
Andrea Beltrame (Delegato dal Sindaco del Comune di Resiutta)                            
Mauro Madotto (Ulteriore rappresentante del Comune di Resia)
Lorenzo Beltrame (Esperto nella gestione dei parchi naturali designato dalla Regione)
Natale Roberto Urbani (Esperto nella gestione dei parchi naturali designato dalla Regione)
Giuliano Sauli (Esperto nella gestione dei parchi naturali designato dalla Regione)                                                     
Alessandro De Bellis (Rappresentante imprenditori agricoli e forestali)    
Luca De Reggi (Rappresentante imprenditori turistici)

Ricordiamo che il Parco si estende su di una superficie di poco inferiore ai 100 km2 comprendendo territori dei comuni di Chiusaforte, Lusevera, Moggio Udinese, Resia, Resiutta e Venzone. L'area che interessa il nostro comune si sviluppa principalmente sull'altopiano carsico del Canin.
Altro rappresentante chiusano all'interno della Consulta è Ugo Marcon in qualità di Rappresentante dei Pescatori.

Grande partecipazione alle esequie di Dante Bulfon

Si può dire che ci fosse tutto il paese al funerale di Dante ed in tanti, assistendo commossi alla celebrazione di don Rafael, si sono interrogati sul perchè di tanta partecipazione.
Giorgio Pozzecco, presidente dell'Associazione donatori di sangue ed amministratore comunale, chiamato con Eraldo a porgere l'ultimo saluto della comunità ad uno dei suoi componenti più attivi, ha cercato di carpire la ragione del perchè tanto calore umano abbia avvolto una figura che, come quella di Dante, è rimasta sempre discosta dai clamori ufficiali della vita pubblica e sociale.
Probabilmente è ricordando la totale e disinteressata disponibilità di Dante verso tutti, pronta (naturalmente non senza l'immancabile ma "istituzionale" sonoro brontolio) ad esaudire qualsiasi richiesta d'aiuto da qualunque parte giungesse, sia dall'associazionismo che dai privati cittadini, che Giorgio ha colto nel segno, ipotesi rafforzata, com' egli stesso ha fatto notare, dall'importante presenza in chiesa di tanti giovani. Una bella prova per la comunità chiusana, ha sottolineato ancora Giorgio, a dimostrazione che di fronte ai valori più veri e più sani tutti si riconoscono, indistintamente.

Lo sviluppo di Sella Nevea

La nostra stazione turistica è ormai da un quarto di secolo gestita da Promotur, la società per azioni d'emanazione regionale subentrata nel fallimento della Sella Nevea spa. Durante la stagione sciistica 2009/2010 si è compiuto il collegamento transfrontaliero con il comprensorio sciistico di Plezzo. Ciò è stato possibile grazie alla realizzazione da parte nostra della telecabina che dal Plan dal Nut porta al Rifugio GIlberti nonchè della funivia che dal Rifugio Gilberti porta a Sella Golovec e, da parte slovena, della seggiovia che da Sella Prevala raggiunge Forca Forato.
Complementare o forse proprio necessaria, sarebbe stata poi l'esecuzione dei programmati lavori relativi ad un parcheggio a servizio della telecabina, di una pista di collegamento diretto Sella Golovec-pista Canin e di un nuovo impianto di risalita sulle pendici occidentali del Poviz. Tutti lavori che per vari motivi non sono stati eseguiti e senza i quali si è capito che: è disagevole senza sci ai piedi scendere o rientrare dal Plan del Nut; che è una forzatura dover passare per Conca Prevala per risalire nella zona del Gilberti con una seggiovia che, peraltro, in caso di grande afflusso di sciatori comporta tempi di attesa molto lunghi; che è penalizzante non disporre di un serio impianto a fondovalle a servizio di quei sciatori che non possono o non vogliono salire con le funivie e che serva comunque da sfogo nel caso gli impianti in quota siano inagibili.
Per questi motivi, fin da subito, chi ha a cuore lo sviluppo turistico di Sella Nevea ha chiesto alla Regione di finanziare celermente i citati interventi in modo da non vanificare l'effetto benefico prodotto dall'entrata in funzione dei nuovi impianti. Successivamente c'è stata anche una mobilitazione locale che ha visto la discesa in campo soprattutto dell'associazione di proprietari di appartamenti nei diversi condomini per la costruzione di un centro, da chiamarsi "Borgo Nevee", costituito da edifici richiamanti dal punto di vista architettonico ed estetico le antiche case della Val Raccolana, che vada tra l'altro ad ospitare tutti quei servizi che a Sella sono sempre mancati, compreso un centro benessere.

Cercare ora di capire quali possano essere gli effetti che produrrà nel futuro il collegamento transfrontaliero e l'ampliamento del comprensorio sciistico non è facile, soprattutto in questi tempi di crisi. Riferendosi al presente ed escludendo dai benefici l'avvenuta assunzione da parte di Promotur di giovane e qualificato personale locale perchè esula un po' dal ragionamento, l'elemento "novità", effimero per definizione, è durato in pratica un mese o poco più e ben poco è infatti cambiato in termini di ricaduta economica per gli operatori turistici di Sella rispetto alla situazione pregressa. D'altronde questo andamento era prevedibile visto che di pari passo con detti lavori, a livello ricettivo ed infrastrutturale gli interventi effettuati son stati ben poco o per nulla incisivi ed in certi casi, forse, controproducenti. Si è poi constatato che gli sciatori sloveni hanno scarsa capacità di spesa (problematica che loro stessi non faticano a confessare) e nel contempo si è registrata la perdita di un'importante quota del sempre più emergente movimento scialpinistico nostrano e austriaco, che si è visto "sottrarre" Sella Prevala e Sella Forato dall'elenco dei percorsi preferiti.
Uno fattore positivo registrato, che potrebbe rivestire grande importanza per il futuro, è invece la riapertura dell'hotel Poviz avvenuta la scorsa estate. Trattandosi di una struttura dal numero elevatissimo di posti letto, che richiede per la sua imponenza una costanza d'ìntenti e d'investimenti già troppe volte venuta a mancare con le precedenti gestioni è necessario però valutarne con cautela gli effetti, attendendo la prova della tenuta nel tempo che potrebbe risentire, in un fragile contesto qual'è Sella Nevea, proprio dell'assenza di basi consolidate su cui appoggiare una realtà così mastodontica.

A detta di tutti il centro abitato di Sella Nevea è un posto brutto, irrimediabilmente rovinato dal calcestruzzo gettato per erigere gli enormi palazzoni che ne deturpano l'ambiente e della Conca di Nevea così come si presentava fino al 1960, definita da Kugy la più bella delle Giulie, ormai non rimane che un lontano ricordo in coloro che allora l'hanno potuta ammirare.
A detta di tanti anche il comprensorio sciistico non è gran chè! Sì, le piste sono tecnicamente valide e tenute benissimo, sopra Plezzo sono assolate tutta la stagione, ma con un paio d'ore di sci si son percorse tutte, mentre nei poli dolomitici ed austriaci in voga da sempre si viaggia tutto il giorno senza mai percorrere lo stesso tracciato.

Oggigiorno i semplici turisti, proprio quelli che costituiscono le fonti certe e costanti d'entrata agli operatori locali, per ritrovare la Natura dei posti visitati e celebrati dai pionieri dell'alpinismo giuliano, salgono sull'Altopiano del Montasio. Lassù tutto dal punto di vista ambientale è rimasto pressochè immutato da centinaia d'anni a questa parte, se si esclude un po' di asfalto sulla stretta viabilità ed i gestori delle malghe faticano a soddisfare la domanda di ospitalità che viene da un movimento di visitatori davvero incredibile e che, volendolo sfruttare appieno, sarebbe importante anche d'inverno, pur senza alcun impianto di risalita.
Forse il segreto è proprio questo (che grande novità poi!)... conservare il meraviglioso ambiente che Madre Natura ci ha consegnato nel modo più integro possibile.
Però, nel contempo, si può anche pensare che un'ulteriore colata di cemento e asfalto sull'ormai vituperata Conca di Nevea non possa peggiorare più di un tanto la situazione e lo stesso dicasi per la zona a Nord del Pic Majot, visto che in questo settore dell'altopiano del Canin la dinamite ha già fatto saltare in aria tante delle meraviglie prodotte dal carsismo nei millenni da rendere ormai brutta anche la visita a quei luoghi.
Certo, a quel punto, bisognerebbe avere la certezza che, se sfortunatamente le cose ancora una volta non dovessero andare per il verso giusto, ci sia l'intelligenza di non perseverare negli errori e finirla definitivamente lì, scordandosi le vecchie idee di ampliamento del demanio sciabile verso il Montasio ed oltre il Medòn.

ll servizio idrico integrato comunale

Carniacque è subentrata nella gestione del servizio idrico integrato condotto dal Comune a metà del 2007. Fino allora il costo annuo di tale servizio si aggirava per n.1 Unità servita sui 25 euro. Con l'arrivo di Carniacque nel 2008 il costo è risultato di 46 euro, nel 2009 di 81,5 euro, nel 2010 di 86 euro e per il 2011 dovrebbe essere di 88 euro. Nel dicembre del 2011 Carniacque ha effettuato i sopralluoghi per installare i contatori dell'acqua. Secondo gli amministratori pubblici riuniti nell'ATO (Ambito Territoriale Ottimale Centrale Friuli) ciò comporterà una riduzione degli importi sulle bollette. Per noi è difficile digerire il fatto che si quantifichi l'acqua che consumiamo quando i tubi del "troppo pieno" delle vasche di raccolta funzionano praticamente sempre, salvo i brevi e sporadici periodi di siccità che ad ogni modo creeranno problemi anche con i contatori. E' comunque la legge in vigore (che peraltro non ha ancora tenuto conto dell'esito referendario di giugno) che se da una parte solleva le amministrazioni comunali dal gravoso compito di garantire ai cittadini una fornitura d'acqua potabile pura e costante, dall'altra scarica sui cittadini stessi i maggiori oneri derivanti dalla gestione esterna al Comune di questo fondamentale servizio. Se poi le ricadute positive sul bilancio comunale giustificano la cosa, allora è giusto così.