I TROIS

di Guerrino Previtali

STRALCIO DALLE ESCURSIONI EFFETTUATE NEL 2011


7/4/2011 Monte Plananizza
Mi preparo per l’escursione sul Plananizza. Esco di casa alle 9.05 (Via Villanova 78) e salgo per il sentiero (dal Filon) che passa dallo Stali dal Chignaro (che sarebbe il mio bisnonno – i ruderi ed il terreno sono miei) e che per la prima ventina di metri costeggia il Rio della Volpe. Riempio la borraccia allo stavolo del Lelo in Pulize e poi proseguo per Belepeit. Arrivato su, ai ruderi prendo la sinistra e dopo una ventina di minuti arrivo al mugheto. Mi è volato via davanti un bell’esemplare di gallo cedrone. Mentre attraverso i mughi sento delle voci e vedo due persone che scendono dal Plananizza. Quando ci incontriamo ci fermiamo a parlare. Sono due coniugi di Cassacco. Lui mi dice che è originario di Chiusaforte e che è del 1955. Per questo vengono spesso a girare per i monti di questa zona. Stanno facendo il mio stesso giro ma all’incontrario: sono saliti da Sant’Antonio e scenderanno per Polizza. Ci salutiamo e proseguiamo per le nostre rispettive strade. Salgo verso il monte lungo un sentiero che attraversa dei pini mughi fino alla cima dove arrivo poco prima delle 13. Mi trovo su un pianoro di un raggio di una cinquantina di metri dove vi sono due stazioni meteo con un traliccio alto 7/8 metri irto di parabole ed antenne alimentato da pannelli solari di una potenza nominale di 2,5 Kw. Faccio una serie di foto perché il panorama è bellissimo. Lo sguardo è a 360° ed essendo ad altezza superiore a tutti i monti circostanti tranne il Pisimoni ed il Zuc dal Bôr si riesce a vedere fino a Sella Nevea (della quale noto gli alberghi), il canale di Dogna, la catena del Piper e dello Jof di Miezegnot e naturalmente quelle del Montasio e del Canin. Dall’altra parte la val Resia, i Musi e giù fino oltre la Carnia. Mangio due scatolette di carne ed una fetta di Putizza e bevo. Poi mi sdraio a riposare per una mezz’oretta con la testa all’ombra ed il corpo al sole.
Alle 14 circa riprendo il sentiero e comincio il ritorno. Alla fine del mugheto trovo il sentiero che scende verso Forcella Patok e mi ci incammino. In fondo passo accanto agli stavoli Patok e dopo circa 25/30 minuti arrivo allo stavolo Ceresarie dove mi abbevero e riempio la borraccia. Alla cappelletta di Sant’Antonio faccio un paio di foto e poi in un quarto d’ora raggiungo il sentiero 425. Prendo a destra verso Polizza. Arrivo fino al bivio dell’acquedotto, lascio il 425 e giù verso Villanova. Al successivo bivio prendo a destra portandomi così sul sentiero fatto la mattina per salire (lo chiamo convenzionalmente Sintir dal Chignaro). Quando arrivo a casa sono le 17 passate e il Garmin mi dice che ho fatto poco meno di 10 km di percorso lineare con un dislivello di 1300 metri esatti.


5 AGOSTO 2011 Riu da Lis Animis
Giornata splendida senza una nube in cielo. Alle ore 8.45 fuori, ci sono 21 gradi.
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Nel pomeriggio vado a fare un giro a piedi alla ricerca del sentiero che porta allo stavolo abbandonato del Palot posto proprio di fianco al Riu da Lis Animis sopra la cascata che si vede sulla destra del Fella al ponte Peraria. Vado per la ciclabile fino alla galleria oltre il casello del Varisti e poi scendo in strada. Salgo per la carraia del forte fino al fabbricato in rovina del forno e poi proseguo fra i cespugli. Intravedo una traccia e la seguo. A tratti questa traccia si fa invisibile e vado a naso. Però la direzione è giusta perché dopo un’ora circa e molta fatica raggiungo la forra del rio e dall’alto vedo i ruderi proprio accanto al corso d’acqua. Mi fermo a fare qualche foto di cui un paio proprio dal ciglione della cascata che scende in verticale netta. Proseguo poi per arrivare a congiungermi col sentiero che porta in Pulize di Là. Sempre con fatica ed a tratti senza vedere la traccia mi congiungo finalmente col sentiero che cercavo. Decido di tornare per l’alto e quindi mi avvio in salita verso Pulize di Là. Nel sottobosco ci sono parecchi funghi di molte specie ma niente porcini. Arrivato allo stavolo dei Moros mi fermo cinque minuti a riposare e poi scendo verso casa per il 425 prendendo a destra per i due bivi successivi. Alla fine della corsa sbuco al mio stavolo posto a lato del rio della Volpe e poco sopra la nuova ciclabile (che io continuo a chiamare ferrovia). Una cinquantina di metri sulla vecchia Pontebbana fino al casello dal Dam mi porta al breve sentierino che passa dietro casa mia e giunge sulla statale dalla scala di pietra che si trova a fianco della fontana datata 1955 (fatta in quell’anno da Antonio Linassi Agnule, cugino di mia nonna, marito della Marie Roseane, e nipote ed omonimo del mio bisnonno). Entro in casa alle 18 circa. Mi tolgo cinque zecche dalle gambe (per fortuna sono vaccinato).


10 AGOSTO 2011 Stali Pineit
Tempo splendido ma la temperatura è calata. Alle ore 9.45 fuori c’è un bel sole ma 19 gradi.
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Dopo pranzo, prima delle 15, esco per fare una escursione a piedi. Vado per la ferrovia fino all’altezza del Cuel Furmian dove giro a sinistra lungo un sentiero che porta alla mulattiera 425 Pulize-Raunis. Ad un certo punto sento un rumore e guardando a destra verso il basso vedo un capriolo che mi guarda. Non faccio in tempo a fotografarlo perché si nasconde subito nella vegetazione. Arrivato alla fontana di Raunis attacco il sentiero che da lì si diparte a sinistra e comincio a salire. Subito mi accolgono un sacco di tornanti e la pendenza si fa sempre più pesante. Si sale in fretta verso nord-est cioè in direzione di Costa Molino. Giunto a circa un migliaio di metri di quota lo spettacolo è bellissimo. Si allungano le valli ai lati del monte Jama che vedo leggermente spostato a destra. Vedo anche l’abitato di Patocco. Arrivo ad un bivio con un cartello che indica a destra lo stavolo Tze ed a sinistra Pineit. Scelgo di proseguire sulla sinistra e mi addentro in una pinetina. Dopo una ventina di minuti arrivo a dei ruderi. Consulto Trois che mi dice di salire per una traccia che si trova sulla destra ed in breve arrivo allo stavolo Pineit, l’unico abitabile della zona. Mi trattengo un poco a fare qualche foto. Potrei proseguire per raggiungere il sentiero che scende per Sant’Antonio ma Trois mi dice che è poco visibile e bisogna stare attenti a non perderlo quindi, visto che sono le 17.15 passate, decido di tornare per il sentiero già fatto per non correre rischi. Arrivato in Raunis mi avvio sul 425 verso casa. Vedo ancora un capriolo. Non so se è lo stesso di prima ma è probabile perché la zona è circa la medesima. Scendo sulla ferrovia circa davanti alla chiesa di Sant’Antonio ed in pochi minuti sono a casa. Sono le 18.25.


16 AGOSTO 2011 Stali Duul
Giornata bellissima e limpida. Alle ore 8.40 la temperatura esterna è di 20 gradi.
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Verso le 15 mi preparo perché voglio andare a fare un giro in montagna. In particolare voglio raggiungere lo stavolo Duul dove non sono mai stato pur essendo andato ormai non so più quante volte in Pulize e Belepeit. Salgo per il sintir dal Filon, raggiungo Pulize e poi proseguo per il sentiero di Belepeit.
Mentre cammino sento prurito al braccio sinistro. Guardo e vedo un ragno grosso come un fagiolo, oltre un centimetro di diametro, che mi sta zampettando sulla pelle. E’ di quelli pelosi e con la croce sul dorso. Con il bastone gli do un colpo e lo caccio via.
Al primo bivio svolto a destra e comincio a salire. Ad un certo punto mi accorgo che mi sto dirigendo troppo in alto ma non ho incontrato sentieri che mi conducessero verso destra. Allora con l’aiuto della mappa del navigatore lascio il sentiero e mi dirigo in salita sul pendio alberato cercando di avvicinarmi allo stavolo che fortunatamente è segnato. Ci riesco dopo un lungo girovagare in qua e là. E’ una costruzione lunga ed ancora con tutti i muri perimetrali in piedi ma senza il tetto. Allontanandomi per il pianoro verso est giungo sul ciglio di un burrone da dove si domina il forte e tutta Chiusaforte. Si ha anche una bellissima visione su tutte le montagne intorno. Vi sono anche parecchi funghi ma nessun porcino ed altri degni di nota (in realtà io non so riconoscere funghi). Quando decido di tornare a casa mi basta scendere il pendio in direzione sud ed in breve raggiungo il sentiero che riporta in Pulize. Raggiunto lo stavolo, mi abbevero e poi rientro a casa dove arrivo alle 18.30 circa.


19 AGOSTO 2011 Belepeit Padovan
Giornata splendida senza una nuvola e con un bel sole. Alle ore 8.10 la temperatura esterna è di 22 gradi.
Alle 8.45 sono in partenza per cercare di raggiungere gli stavoli di Belepeit Padovan che si trovano sulla destra del Rio Cuestis. Salgo in Pulize, passo in Pulize di Là e sulla sella omonima, dietro gli ultimi ruderi della stessa, imbocco un bel sentiero largo e pulito che si diparte in salita sulla destra. Per il primo tratto sale decisamente, poi si fa più dolce e si arriva ad un pianoro dove c’è lo stavolo da le Russe. Si sale ancora, poi il sentiero gira a sinistra e si accosta pericolosamente ad un ciglione di un affluente di sinistra del Rio Simon. Sotto c’è un burrone di varie decine di metri da cui si vede lo scavo dell’acqua fatto in rocce di colore rosa. E’ un orrido di fantastica bellezza cui non rendono giustizia le foto che faccio (almeno da quello che vedo dall’anteprima).
Poi in pochi minuti si arriva agli stavoli che si trovano su un pianoro ondulato molto grande con una bella vista davanti. I due stavoli sono tenuti perfettamente. C’è un orto recintato, un paio di alberi di mele carichi di bei frutti rossi, un paio di ziespars anch’essi pieni di prugne viola e un enorme pero colmo di clôzis. Mi trattengo poco perché voglio cercare di raggiungere la cima del Belepeit Padovan che si trova proprio dietro agli stavoli.
Ripercorro il sentiero da cui sono arrivato, ripasso il tratto pericoloso e poi salgo per un sentierino a sinistra attraverso dei piccoli pini che porta verso la cima. Dopo un quarto d’ora perdo il sentiero quando vedo la cima a pochi metri da me. Siccome sono già le 11.05 non mi perdo a cercare di ritrovare la via od a salire direttamente fuori pista: torno indietro. Rifaccio il percorso fatto all’andata ed arrivo a casa letteralmente bagnato di sudore come avessi fatto la doccia alle 12.20.
21 AGOSTO 2011 Pulize di Sot
Anche quest’oggi è pieno sole e si preannuncia un’altra giornata calda. Alle 8.55 la temperatura fuori casa è di 25 gradi.
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Dopo pranzo decido di andare a fare un giro in montagna. Salgo in Pulize (sintir dal Filon e 425) e poi, seguendole indicazioni del libro Trois, devio a sinistra ai primi ruderi (stali dal Dam) e mi inoltro nella boscaglia per raggiungere Pulize di Sot. Attraverso un terreno ondulato, poi in discesa fino a che arrivo ad un punto intransitabile in quanto lì il terreno precipita in un canalone. Proseguo a destra dove poi incontro i resti degli stavoli ai quali volevo arrivare. Scendo poi per una traccia poco visibile fino a raggiungere il letto del Rio Cuestis. Per potere salire sull’altra sponda devo spostarmi qualche decina di metri più a monte lungo il corso d’acqua oltrepassando enormi massi. Finalmente vedo un’esile traccia che sale sulla riva orografica destra. La imbocco e dopo una dura risalita arrivo su un terreno ondulato dove incontro uno sfiato dell’acquedotto. Proseguo immerso in una selva di piccoli pini in direzione sud-ovest. Così facendo, qualche centinaio di metri più avanti, dovrei congiungermi col sentiero che sale dal Riu Simon a Pulize di Là. Trovo un tubo di scarico dell’acquedotto dove mi abbevero in abbondanza ma dove dimentico il mio adorato alpenstock (per fortuna ne ho altri due). Salgo e scendo, attraverso cespugli, ma finalmente arrivo a trovare il sentiero. Da qui salgo verso la sella perché voglio tornare a casa da dove sono giunto senza dover scendere alla strada di Roveredo e poi farmi tutta la ciclabile fino a Villanova. Giunto allo Stali dai Moros bevo di nuovo, mi lavo braccia e viso e dopo una breve sosta riprendo la strada di casa. Sono ormai le 18. In mezz’oretta sono giù.


29 AGOSTO 2011 Scjalute Sante
Anche oggi il tempo è bello. Alle ore 8.30 la temperatura esterna è di 21 gradi.
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Dopo mangiato vado a fare un’escursione. Decido di provare a cercare l’attacco della Scjalute Sante che si trova sotto Naurazis tra il rio Belepeit e il rio Argilar. Vado lungo la ferrovia dal casello del Dam (Km. 54.369) fino ad oltrepassare la seconda galleria verso Chiusaforte (Villanova II). Dopo una cinquantina di metri giro a sinistra su un sentiero che porta al 425 Raunis-Pulize. Giuntovi, prendo a sinistra, attraverso l’Argilar e proseguo lungo il sentiero in salita fino a quando questo torna in orizzontale. Su questa sommità prendo a destra salendo per il bosco e subito dopo trovo una traccia. Questa mi porta, a volte scomparendo, in alto, avvicinandomi alle rocce sovrastanti. Arrivatovi, prendo a sinistra, e continuo a salire fino ad arrivare in prossimità di un canalone che si addentra sotto il Belepeit. Cerco di qua e di là, salendo ancora ma della Scjalute nessuna traccia. Decido allora di tornare a casa. Mi sposto sulla destra ma dietro un costone ritrovo il sentiero. Lo imbocco, oltrepasso una salita intagliata tra le rocce ed un poco esposta, continuo, e finalmente trovo il passaggio che cercavo. E’ una salita ripida come la precedente ma non esposta. E’ la Scjalute finalmente. Faccio delle foto e poi la risalgo. Il sentiero che ne segue rasenta i roccioni ed è orizzontale. Vado ancora avanti un poco ma poi penso alle alternative che ho: tornare indietro subito o arrivare fino in Naurazis, indietro fino in Belepeit, poi in Polizza e solo dopo verso casa. Siccome sono le 17 passate opto per la prima alternativa. Nello scendere per il tratto esposto scivolo e mi faccio una brutta graffiata nel braccio sinistro. Continuando a scendere ad un certo punto voglio guardare che ore sono e mi accorgo che non ho più l’orologio. Evidentemente si è rotto il cinturino quando sono scivolato. Torno sui miei passi fino al tratto in cui sono caduto ma non trovo nulla (accidenti alla lescje). Allora riprendo la discesa. Non essendoci un vero sentiero, dopo un poco mi trovo davanti una parete di una decina di metri a picco. La discendo fortunosamente tenendomi a qualche piccolo alberello ed agli spuntoni di roccia. Proseguendo verso il basso una spina di un rovo mi punge proprio in un punto in cui riesce a forarmi una vena del braccio destro. In pochi minuti mi si forma una bolla piena di sangue sotto la pelle di vari cm di diametro. Finalmente
arrivo al sentiero 425. Rifaccio circa il percorso dell’andata ed arrivo alla ferrovia proprio sopra i pannelli solari. A casa alle 19.


31 OTTOBRE 2011 Scjalute Sante
(ho seguito un tracciato da me disegnato sulla carta regionale al 5000 tenendo conto della minor pendenza e della mancanza di pareti verticali tramite la distanza delle curve di livello)
Giornata magnifica con cielo senza una nube. Alle ore 9.20 la temperatura esterna è di 7,8 gradi.
Quest’oggi tornerò alle Scjalute Sante. Alle 10.17, con gli scarponi nuovi, lo zainetto con cibo ed acqua, il Garmin Oregon, una copia della carta regionale ed il telefono, parto. Vado fino al mio stavolo poi a destra su per il prato con il rio della Volpe una ventina di metri sulla mia sinistra. Raggiungo in breve la base di un vecchio pilone della luce e poi proseguo fino a raggiungere il sentiero che viene da Villanova. Raggiuntolo, proseguo ancora verso l’alto fino ad arrivare al 425 che viene da Chiusaforte. Da lì continuo la salita sul prato seguendo per quanto mi è possibile la traccia che mi sono disegnata sulla carta. Oltrepasso quota mille e continuo a salire su un terreno erboso, dal quale sbucano qualche alberello e radi grossi pini, la cui pendenza diventa sempre più accentuata. Salendo mi avvicino sempre di più ad uno stretto canalone roccioso la cui spaccatura, di fianco a me obliqua, più in alto diventa quasi verticale. Alle 13, stanco ed affamato, mi fermo a mangiare. Il problema è che, data la pendenza, mettersi a sedere vorrebbe dire correre il rischio di scivolare giù fino chissà dove visto che l’ultimo tratto di salita l’avevo fatto tenendo l’alpenstock per la punta ed usandolo come corrimano per tirarmi su dopo avere agguantato tronchi di alberelli posti più in alto con il manico curvo. Per fortuna vicino c’è un albero di discrete dimensioni, con tre rami che si dipartono a raggiera dal tronco a pochissima distanza dal terreno sui quali riesco ad appollaiarmi. Mentre tolgo il pane dal sacchetto, il pezzo più grosso mi cade e scompare saltando verso il basso come fosse una palla dentro al canalone. Comincio a mangiare quel poco che mi resta. Mi telefona Giovanna (mia moglie) per sentire se tutto va bene e per chiedermi a che ora sarò a casa. Le dico che sto mangiando e di aspettarmi per le 16-16.30. Non le dico dove mi trovo. Riprendo a mangiare ma dopo avere bevuto mi cade giù anche la borraccia con l’acqua. Questa si ferma ad una distanza ragionevole ed in vista quindi vado a recuperarla perché ne avrò bisogno più del pane.
Terminato di mangiare riprendo la salita e dopo avere girovagato riesco a raggiungere la base del roccione dove si trova la Scjalute. Ci metto un certo tempo a trovarla. La risalgo e proseguo. Guardando il Garmin e la carta mi rendo conto che ho la possibilità di raggiungere il sentiero che dal Plananizza va in Belepeit per poi tornare da là facendo così un giro circolare. Salgo ancora oltrepassando una cresta rocciosa posta attorno a quota 1300. Dopo un breve percorso quasi in piano dentro un bosco vedo finalmente il sentiero. Lo imbocco e dopo una mezz’oretta sono in Belepeit. Faccio la breve deviazione che mi porta allo stavolo del Lelo. Mi fermo a fare qualche foto ed a riposare poi riprendo la strada del ritorno. Arrivato giù al sentiero 425 devio verso destra (una trentina di metri) fino a raggiungere la buca con la sorgente dove riempio la borraccia e bevo.
Per rendere visibile anche ad altri la sua posizione faccio una piramidina di sassi a sinistra del sentiero di fronte alla sorgente. Verso le 15 arrivo in Pulize. Proseguo verso casa fermandomi a sistemare i fiori alla Madonnina (trattasi del capitello di pag. 68 di Trois). Scendo poi a valle per il sintir dal Filon.
Veduta di Chiusaforte


10 NOVEMBRE 2011 Osservatorio di Belepeit
Ancora una bella giornata ma più fredda. Alle ore 9.15 fuori ci sono solo 7,7 gradi.
Alle 10 meno un quarto, dopo essermi preparato, parto per raggiungere l’osservatorio di Belepeit della I GM. Salgo per il “mio” sentierino lungo il quale dopo un poco comincio a vedere dei funghetti, raggiungo la Madonnina dove mi abbevero un poco e poi lo stavolo di Pulize. Mi fermo tre minuti e poi proseguo. Poco dopo vedo due funghi. Nessun problema per arrivare allo stavolo Belepeit di Ferdinando. Prima di partire ho guardato sulla carta il rilevamento dell’osservatorio rispetto allo stavolo (120° circa) e mi dirigo in quella direzione su un terreno pieno di avallamenti e di pini caduti che ostacolano il cammino. Dopo una decina di minuti salgo su una collinetta e comincio a vedere la vallata. Lo sguardo scorre da Sella Nevea al Ponte della ferrovia della Carnia ma non vedo i ruderi dell’osservatorio. Scatto alcune foto e poi mi dirigo tenendo la destra rasentando il ciglione del monte. In cinque minuti raggiungo i ruderi che si trovano appena una decina di metri dallo strapiombo. Da lì la vista è splendida, ostacolata solo da pini morti che sicuramente all’epoca non c’erano. Si vede benissimo tutta la vallata ed ovviamente la cerchia dei monti fino molto lontano. Scatto altre foto, anche ai ruderi, e poi ritorno allo stavolo. Non mi fermo che un istante e poi comincio a scendere. Arrivo presto al bivio del 425 e giro per Pulize. Prima di arrivarvi raccolgo qualche aglio per farmi gli spaghetti. Giunto nei pressi della Madonnina telefono a Giovanna per dirle che arrivando e che tutto è andato bene. Sono circa le 12.45. Giungo a casa poco dopo le 13.15.