A Pineit via Raunis-Ze
Pineit, ovvero “la pineta”, il regno del pino nero. Sospesa tra le rocce a 1100 metri di quota, la località è caratterizzata da una serie di piccoli ripiani, ognuno ospitante i resti di antichi stavoli. All’inizio del 1800 si trovavano già due stalle e si possono ancora notare i perimetri di piccoli appezzamenti di terreno un tempo coltivati. Attualmente si trova un unico stavolo in parte ristrutturato grazie all'impegno di Giacomo Maieron e di Enzo Monopoli. I pianori di Pineit si trovano sopra la fascia di alte rocce strapiombanti che caratterizzano il versante meridionale dello Jouf di Sclûse e che incombono sugli abitati di Casasola e Chiusaforte. Tre sono i passaggi "comodi" consentiti fra queste pareti, quelli che di seguito vengono illustrati. Se non si conoscono bene questi percorsi, quando si tratta di rientrare a valle da Pineit, è consigliabile effettuare la discesa lungo il sentiero che collega la località a Patoc per poi proseguire attraverso la Zeresarie e Sant Antoni.

Prendendo come base di partenza la centralissima Piazza Pieroni, quella che ospita il municipio, ci si porta a Raunis seguendo le indicazioni riportate sull’itinerario Raunis-Pulize.

Negli anni seguenti il terremoto del 1976 si è disputata la Cronoscalinata di Raunis, competizione di corsa in montagna con partenza da Piazza Pieroni ed arrivo alla fontana di Raunis. Il record della gara appartiene al chiusano di Piani Paolo Della Mea che ha fermato il cronometro sui 5’e 45”.

Proprio all’altezza della fontana si imbocca il sentiero che sulla sinistra prende a salire con una fitta serie di tornanti. In breve si incrocia la traccia che porta in quota alla presa del vecchio acquedotto della stazione ferroviaria ed al Plan Disôre. Più si avanza verso la base delle alte pareti strapiombanti e più la salita inasprisce. All’altezza della prima ruvîs si comincia l’attraversamento verso Ovest che porta al passaggio chiave. Tra rocce coperte da secolari piante di pino nero e spettacolari panoramiche sul fondovalle e sui rilievi prealpini a meridione, seppur faticando un pochino per la rilevante pendenza, il sentiero supera infatti senza problemi l’alta bastionata che da sotto pare invece inviolabile. Di sopra è tutto un altro incedere. Passando vicini a resti di piccoli ricoveri si attraversa praticamente in falsopiano, direzione Nord-Est, su terreno rinnovato nella copertura da un alto tappeto di pinetti. Ampia si apre la visione sulle Giulie e la conca di Nevea. Di fronte il Jame e la sella prativa di Patocco. Giunti sul vertice del tornantone, anzichè rientrare subito puntando verso Pineit, si può proseguire nella stessa direzione compiendo una breve visita al Cuel di Clâri. Subito si supera il Riù dai Plans (o Riù dal Tròtul), che qui prende origine scorrendo poi nell’orrida forra che si può ammirare salendo Su pal Paternostri e, procedendo ancora un tratto con fare pianeggiante, si sale sulla sinistra tra noccioli, faggi e pioppi sul fondo del piccolo avvallamento che ospita i sedìns degli stavoli del Zè. La sommità del colle è raggiunta al termine di un’ultima salita da compiersi verso destra. Bella e ampia la panoramica che qui si apre, comprendente anche il gruppo del Zuc dal Bôr e parte dei monti del Pontebbano. Una piccola escursione sull’anticima Sud consente di osservare da vicino la strana presenza di un grosso masso ivi depositato all’epoca del ritiro del ghiacciaio del Fella. Se, invece di risalire l’avvallamento, si prosegue sull’incerta traccia ancora per qualche decina di metri verso Sud-Est, alla base della paretina rocciosa che si trova sotto il Cuel di Clâri, ci si trova proprio all’imbocco del sentiero del Paternostri.

Tornando sul vertice del tornante, al cospetto della grande parete bianca che innalza il Jouf di Sclûse, si punta sempre con moderata ascesa e direzione rettilinea verso Ovest, attraversando lungamente le Brenis, per giungere quindi a Pineit. L'unico stavolo ristrutturato si rinviene un po’ più avanti, avanzato verso il ciglione. Per raggiungerlo senza problemi è importante, all’altezza dei primi sedìns salire sulla destra, in disdîse, lungo una sentiero di collegamento i cui muretti di contenimento in pietra sono ancora visibili. Per proseguire poi verso Patoc, facendo attenzione a non smarrire la traccia coperta a tratti da consistente lescje, proprio dallo stavolo si attraversa in quota, direzione Ovest (sulla sinistra si incrocia la via che giunge dal Filòn) per aggirare la spalla del Jouf di Sclûse e scendere poi dolcemente lungo la Costa della Croce. Qualche difficoltà a rimanere sulla traccia, che è bene venga seguita stante l’asperità del pendio, si può riscontrare a metà della pur breve discesa. Da Patoc si può scendere via Ceresarie-Sant Antoni per rientrare poi al punto di partenza seguendo la Pulize-Raunis, direzione Chiusaforte, fino al Çuc dal Vuàn, dove un sentiero taglia diretto verso il Topiç.

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Raunis nel punto in cui si imbocca il sentiero per Pineit.
Veduta sul centro di Chiusforte dal "passaggio chiave".
Il Cuel di Clâris.
Dal Cuel di Clâris veduta su Cozarel e Zuc dal Bôr.
Lo stavolo di Pineit.