FORCJE - NAURAZIS - BELEPEIT
Ecco, ritengo che questo sia il percorso da consigliare a chi si avvicina per la prima volta alle nostre montagne. Per la varietà di ambienti che attraversa, di panoramiche che offre e per la centralità geografica, riassume in sè gli aspetti caratterizzanti l’intero settore. Non è una semplice passeggiata, visto che è necessario superare un dislivello in salita di quasi mille metri, ma nel contempo, in condizioni climatiche buone, non presenta problemi di percorribilità. Costituisce poi la via di avvicinamento più diretta al Plananize e percorre i sentieri più cari a noi, abitanti di Casasola.

Come per l’itinerario di Garlitais, si può utilizzare la tranquilla strada che fiancheggia la recinzione dell’ormai dismessa caserma degli alpini per parcheggiare il mezzo di trasporto, a pochi passi dalla borgata di Casasola. Saliti sulla statale si segue l’indicazione per il Cuel Furmiàn giungendo immediatamente sulla pista ciclabile. Attraversatala, si imbocca sulla destra il sentiero che, attraverso le Pustòtis, punta verso Raunis. Percorse poche decine di metri si volge a sinistra, affrontando un tratto di salita piuttosto ripido ma solitamente libero dalla vegetazione. Passati a fianco dell’ormai diroccato Stâli dai Carlòns si incrocia, più in alto, la Raunis-Pulize. La mulattiera, che viene percorsa verso occidente, subito ci porta a superare il Riù Ruvîse la località Tôris, punto d’arrivo di altri due sentieri che ivi giungono dal Cuel Furmian e da Volanic. Poco oltre abbandoniamo la Raunis-Pulize per salire sulla destra lungo il sentiero (segnavia CAI n.426) che, attraverso il For, giunge a Sant Antoni. Oltrepassato il caratteristico capitello votivo che dà il nome al luogo -direzionato proprio verso la sottostante chiesa seicentesca di Casasola (dedicata al medesimo santo)- ed incrociata sulla sinistra una traccia che scende nel Riù dal Argilâr per poi risalire verso gli Agârs e le Zeresarie di Là, si prosegue entrando nella valle del Riù di Zeresarie. Lasciandoci finalmente alle spalle i clamori della troppo trafficata valle del Fella si raggiunge la piccola radura che ospita il ristrutturato Stâli dal Miscjo, nelle Zeresarie di Ca. La salita prosegue ora in destra orografica del succitato rio e, compiuti un paio di tornanti, dalla Curve dal Treno(così chiamata la curva dell’ultimo tornante dal quale un tempo si poteva udire il suono prodotto dal transito dei treni a fondovalle) si comincia ad attraversare verso Patoc, superando in successione le Cueste Falèt, il Riù Gjaline, le Cueste Scjèfin e le Sorgjint di Patòc.

Qui troviamo acqua corrente buona da bere ed è bene servirsene, in caso di necessità, perchè la fonte successiva si trova solamente a giro praticamente ultimato. Della stessa acqua si approvvigionavano i fruitori dei vicini Stavoli Patòc ove, agli inizi del 1800, si trovavano una casa per abitazione, due stalle e tre fienili. Ora, dei sei stavoli registrati sulla mappa del Catasto Napoleonico, l’unico ristrutturato è il Stâli da le Grope ad opera dei fratelli Ambrosino. Vicini si trovano i resti ancora ben visibili dal Stâli da le Zite, alle cui spalle parte il sentierino che conduce a Pineit.

Da Patoc fino all’omonima forcella si prosegue all’ombra dei bei faggi del Bosc dal Tàiç, anch’essi custodi dei resti di un antico stavolo. Appena raggiunta la forcella possiamo abbandonare momentaneamente il nostro sentiero, che con fare pianeggiante “torna” sulla sinistra, per salire in breve sulla destra al Stâli dal Bècul e godere della bella panoramica sul vallone del Riù Mulin. Scherzosamente sconsiglio l’approccio allo stavolo in caso di scarsa visibilità. Tanti sono gli episodi divertenti riguardanti i fruitori dello stesso che, nonostante la grande familiarità con l’ambiente naturale che lo circonda, hanno vagato lungamente nelle nebbie, che ogni tanto avvolgono la forcella, prima di riuscire a scorgere la sagoma del fabbricato. Dal Stâli dal Bècul, approfittando della larga e poco pendente dorsale di collegamento delle Fratis, possiamo salire sul Jouf di Sclûse. Sulla Forcella Patoc, proseguendo verso Nord, imbocchiamo invece il sentiero che scende prima all’Ombrenum e quindi a Cuestemulìn. Dalla medesima forcella si stacca anche la traccia che attraverso le Pale da le Frunt permetteva un tempo di raggiungere Garlitais in modo più diretto ,tagliando in quota il versante orientale del Plananize.

Rientrati alla forcella iniziamo l’attraversamento della Gjaline sotto le strapiombanti rocce della Ninizza. Ad un tratto pianeggiante ne fa seguito uno di salita agevolato dal dispiegarsi di alcuni tornanti che permettono di superare tranquillamente la parte alta dell’Arasèit ed il Midîli. Poco prima di raggiumgere Naurazis, un seppur breve traverso da effettuare sulle instabili ghiaie di un ripido impluvio, può causare qualche problema di transito qualo ra il terreno sia gelato o, all’inizio di stagione, ancora poco battuto. ANaurazis ci si trova immersi nella mugheta e, se il sentiero che sulla destra porta a Garlitais ed in cima al Plananize si svolge in un’area rimasta ancora scoperta dall’invadente aghifoglia, rintracciare la via che sulla sinistra scende verso Belepeit può non risultare elementare. Si tratta comunque di puntare verso Sud, restando inizialmente sul culmine della dorsale per obliquare poi leggermente sulla destra ed aggirare a Nord il Colle di Naurazis. Il sentiero diviene quindi più visibile quando i mughi lasciano spazio alla pineta prima ed alla faggeta poi. Attraversata la sommità delle Palaris si sfiora il luogo ove sono caduti i bombardieri americani durante la seconda Guerra mondiale e, raggiunto ormai il versante occidentale del Belepeit, si perviene allo stavolo omonimo. Qui è consigliabile lasciare un attimo il sentiero principale per visitare, proseguendo in quota verso Sud, il vicino punto panoramico del Çuc dai Pâi, luogo ospitante un piccolo ricovero recentemente ricostruito da Ferdinando Marcon di Villanova.

Questa era un tempo la postazione per la cattura degli uccelli di passo con il vischio del mitico Nôto di Lavoreit, un vero maestro nell’arte dell’aucupio. A Pulize si trovava invece il Vito di Volanic. A Pulize di Là il Dàme il Blâs. Un belvedere ancor più remunerativo può essere raggiunto proseguento l’attraversata sull’erbosa Pale Strete, in direzione Est. Prima avanzando sulla lescje, poi su di un’intricato terreno caratterizzato da rocce affioranti e piante di pino nero seccagginose schiantatesi al suolo, ci si avvicina al ciglio del Cret di Belepeit, posto da cui si domina come in nessun altro luogo Chiusaforte e le sue frazioni affacciate sul Fella. Non per nulla qui si rinvengono i resti di un osservatorio costruito dal nostro esercito durante la Grande Guerra.

La discesa verso Pulizesi svolge sul versante occidentale del Belepeit tra la vegetazione che porta ancora chiari i segni del devastante incendio del 1985. All’altezza di Dûl si reincontra il sentiero segnavie n.425 che si inoltra nella valle di Garlitais. Da qui, per compiere l’ultima parte dell’escursione, si possono seguire all’inverso le dettagliate indicazioni riportate sull’itinerario di salita a Garlitais o quelle relative alla Raunis-Pulize.

(riproduzione testo vietata - Ed.La Chiusa)

Il capitello votivo di Sant'Antoni.
Il forte del Cuel Badin visto dal For.
Interno dello stavolo della Forcje abitato nell'occasione dal "Giaco".
Jouf di Sclûse e Cimone dalle Gjaline.
Da Neurazis veduta su çuc dal Bôr e Cozarel.
La valle del Fella vista da Belepeit.
Il Cimone da Belepeit.
L'osservatorio sul Belepeit.
La conca di Chiusaforte vista da Pulize.