Montusèl
Con i suoi 1881 metri di quota trattasi del più alto rilievo del settore e buona parte del territorio esaminato è dominato dalla vista che da lassù si gode. Naturalmente la panoramica si dispiega ampia in ogni direzione ed è limitata solo ad Ovest dalla massiccia mole del vicinissimo Cozarèl Bas. La via di salita, in assenza di neve, non presenta passaggi pericolosi. Però, se fino al Plan da le Frate trattasi di un semplice avvicinamento, usciti dalla copertura arborea il sentiero si mostra piuttosto deteriorato e man mano che si avanza la traccia diviene sempre più esile. Come al solito all'inizio di stagione si rende necessario ricostituire gli attraversamenti dei livinârs e sono richiesti comunque scarponi e piede saldo per scendere sui verdi che ricoprono la cima. Fino a qualche anno fa, una volta raggiunta la sommità del Montusèl, si proseguiva l'escursione raggiungendo la Forca di Sot Crete, il sottostante casermone e si rientrava poi via Forcje Pedòt - Garlitais - Riù Mulìn. Attualmente il transito alla base dei contrafforti rocciosi del Cozarèl Bas, specialmente in un punto dove le ghiaie che ricoprivano le inclinate lastre di roccia che danno sul vuoto sono state completamente dilavate, è davvero rischioso. Comunque, per rendere l’escursione più varia, c'è l'opportunità dal Plan da le Frate di rientrare a Plagnis utilizzando un vecchio sentiero che cala direttamente alla Forcje.

Ponendo come base di partenza la località di Plagnis e giunti al Stâli dal Maiòn, al termine di un tratto pianeggiante che consente di riprendere un po' di fiato, ci si trova al bivio con il sentiero che sulla sinistra scende ad intercettare la via che porta al Riù Mulin e quindi a Garlitais. Ripreso a salire ed incrociata sulla destra una traccia che si dirige verso il Çuc dal Jacumìn ed il Plan dai Pâi, attraversiamo il Riù Rôps. Il tenore dell'ascesa è lo stesso che caratterizzata la tratta Tòrgui-Maiòn: pendenza piuttosto accentuata e vista chiusa dalla fitta pineta. Superati i Rôps e le Pale da le Fone, mentre doppiamo il Çuc da le Salve Regjineci corre l'obbligo di rivolgere un pensiero alle donne che fino alla metà del secolo scorso sul Montusel ci salivano per falciare l'erba e qui si fermavano per recitare la particolare preghiera che consentiva loro di beneficiare di un attimo di riposo.

Tanto è uniforme, quasi monotona, la copertura arborea in questa parte rivolta a mezzogiorno del pendio sottostante il Plan da le Frate, tanto è vario ed affascinante il bosco che alla stessa quota ne ammanta il versante orientale. Una visita a quest' ambito naturale appartato può essere effettuata seguendo una traccia ancora evidente che si alza dalla radura che circonda i Stâi dal Maiòn. Si perviene così al Plan dai Pâi che dà tra l'altro accesso ad una misteriosa faggeta.

Soltanto in prossimità del Plan da le Frate le rade e vecchie piante che costituiscono il Bosc dal Maiòn Âlt ci permettono di godere delle prime belle panoramiche verso Sud. Sul pianoro la vegetazione sta invadendo quasi tutti gli spazi aperti ed attualmente rimane ancora libera l'area sulla quale venivano alzati i pali per la cattura degli uccelli. I resti degli stavoli che qui si rinvengono appartenevano alla Rosàlie Fortin(vicino al sentiero), a Vittorio Battistutti (servito da ricovero per i soldati durante la Grande Guerra) ed a Luigi Battistutti. Il toponimo Frate deriva dal latino fracta, cioè "località disboscata di recente". Ripreso il cammino verso il Montusèl in breve si assiste ad un netto cambio d'ambiente che va via-via assumendo i caratteri della prateria d'alta quota. Si modifica -in peggio- il sentiero, che pur mantenendo una pendenza non impegnativa è semisommerso dalla lescje ed in più punti rovinato dalle slavine. Cambia invece decisamente in meglio la visuale, ora continuamente libera, ampia ed appagante: proprio quello che ci vuole per distrarre la mente e non sentir la fatica. Il lungo attraversamento inizia superando sulla sinistra il Plan dal Culo (strano soprannome questo!) e il Çuc dal Àiar. Guadagnata poi un po' di quota con alcuni tornanti si giunge Tal Splaç, si sfiora il Cuelòn e si attraversa la Cueste dai Madracs. Prima di "girare l'angolo" e porci in contatto visivo con l'ampia forca racchiusa fra Cozarèl e Montusèl, superiamo in quota il Bosc dal Livinâl e poi, in rapida successione, l'Agadorie da le Fornèce, l'Agadorie dal Bepo, l'Agadorie dal Maiòn ed il sovrastante Clapus dal Môc.

Il Bosc dal Livinâl è l'avamposto estremo di quella schiera di magnifici alberi che, sfidando la quota, colonizzano ogni recesso dei nostri monti. Guardando giù dal sentiero si notano in particolare, nella parte più elevata del bosco, un abete, un larice e, soprattutto, un faggio dalle dimensioni e dal portamento incredibili... a ben oltre i 1500 metri di quota. Qui un tempo c’era una carbonaia ed una traccia permetteva di scendere verso il Riù Mulìn per raccordarsi con il sentiero per Garlitais.

Attraversato il Livinâl, si incontra il punto d’avvio della malsicura traccia diretta a Sot Crete. Raggiunta quindi la forcella Som’ i Sdrois di Punt di Mûr, poco prima della quale sorgeva un piccolo ricovero in legno chiamato le Baita dal Once, si apre una prima finestra verso Nord ed invitante (ancor di più in caso di neve) si dispiega nella stessa direzione l'avvallamento che scende verso la valle del Rio di Ponte di Muro. Per conquistare l'erbosa cima del Montusèl, si può seguire nel suo sviluppo il vecchio sentiero che inizialmente obliqua sulla destra. Il superamento di una serie di piccoli ma insidiosi smottamenti richiede di avanzare con grande cautela. Diminuita la pendenza e con terreno stabile, percorsi un paio di tornanti senza incontrare ulteriori difficoltà, ci si trova in breve sulla cima. Da quassù siamo precisamente in asse con la parte alta del Canal del Ferro, con la Val Dogna e la dorsale su cui si trova Costamolino e ciò consente di beneficiare di panoramiche uniche per completezza. Un mucchietto di pietre custodisce un barattolo in vetro con un piccolo libro di vetta. In poco meno di un anno vi hanno apposto la firma sei escursionisti.

Rientrati al Plan da le Frate, il sentiero cui si accenna nella nota introduttiva si imbocca sull'estremo margine superiore del pianoro. Percorso un breve tratto troviamo ai lati gli ingressi a due gallerie che portano ad altrettante postazioni difensive: l'una in roccia, l'altra all'aperto. Ciò testimonia la valenza strategica del luogo al tempo della Grande Guerra e giustifica le dimensioni e gli apprestamenti adottati per rendere comodo il transito su questa via che fungeva da collegamento diretto con l'importante posizione di artiglieria della Forcje. Purtroppo, soprattutto nella parte alta, il sentiero si presenta ora piuttosto rovinato ed assediato dalla vegetazione; la percorribilità migliora decisamente una volta attraversato il pittoresco Riù da le Cueste dal Ors. Giunti alla Forcje(luogo dove si può visitare una delle più grandi ed articolate galleria per cannoni realizzate in questa zona del fronte), è preferibile proseguire la discesa sulla larga mulattiera di guerra ancora ben conservata che porta senza problemi a Plagnis, con l'unico accorgimento di tenersi sulla destra nei due incroci che si incontrano con altrettante mulattiere.

(Ed.La Chiusa - riproduzione vietata)

Il fianco occidentale del Montusel attraversato dall'itinerario.
Il tratto delle agadoris.
I Côros ed il Cozarèl Bas.
La forca Som' i Sdrois di Punt di Mûr.
La sommità del Montusèl.