In Garlitais via Pulize-Garlitais Abàs
... Tra questi ricordi c’è quello della via di salita preferita. Da Casasola passando per Pulizie (dove c’era il Vito da salutare), Dûl e la valle del Riù di Cuestis... da compiersi nel pomeriggio con la luce calda del tramonto.

Per chi è provvisto di mezzo di trasporto questi può essere parcheggiato sulla strada che fiancheggia la recinzione dell’ormai dismessa caserma degli alpini in prossimità dell’ingresso alla Baita dell’ANA. Attraversati il vecchio borgo di Cjasesole e la strada statale si sale la scalinata che porta al Cuèl Furmiàn. Giunti sull’ex sedime ferroviario, ora pista ciclabile, lo si percorre sulla sinistra per circa trecento metri fino all’imbocco della prima galleria. Qui lasciamo la pista per salire sulla destra lungo un sentiero scalinato nella prima parte, che ci porta al punto d’arrivo della strada di Volanic, il borgo che sovrasta la frazione di Vilegnove. Ci troviamo sul Çuc e da qui, transitando davanti alle porte d’accesso delle abitazioni più in quota, ci inoltriamo nella boscaglia di noccioli lungo il sentiero che, pianeggiante, porta ad incrociare prima il Riù da le’Sieris e poi il Riù di Belepeit. Oltre il corso d’acqua alimentato tutto l’anno, iniziamo a salire con decisione giungendo in breve al primo dei due capitelli votivi che ben si notano dal fondovalle. Proseguendo l’attraversata verso Ovest superiamo in successione il Riù dal Mùs, il Riù da le Bòlp e il Riù dai Gravòns per incrociare quindi il sentiero che sale dal Filòn e, immediatamente dopo, la RaunisPulize. Immessi sulla larga mulattiera, che negli ultimi anni ha subito in questo tratto diversi danneggiamenti per lo stacco dall’alto di una grande quantità di materiale roccioso, ci troviamo a tagliare il Riù da le Fornâs ed il Riù dal Cuel Badìn prima di raggiungere il secondo capitello votivo. Alcuni metri prima della sacra edicola, un rubinetto che pare avvitato direttamente nella roccia, consente di rifornirci di acqua buona. Dal capitello si prosegue in quota su di un largo cengione incrociando sulla sinistra il sentiero che sale diretto dal Cuel Badìn attraverso una zona che da qui appare inaccessibile. Oltrepassato il più in fretta possibile un tratto soggiogato da un instabile paretone, si accede a quello che un tempo era il vasto mondo agreste di Pulize. Sulla sinistra subito si incontrano i resti dello stavolo del Dam (Adamo Linassi) e, più avanti, l’unico stavolo ancora agibile, quello dei Mòros(i Marcon di Volanic). Per chi volesse conoscere meglio la località si rimanda alle indicazioni del capitolo specifico. Abbandonata Pulize saliamo ora in direzione Nord lasciando sulla sinistra il sentiero che si inoltra nella forra del Riù di Cuestis e quindi a Pulize di Là.

Causa l’incendio del 1985 tutta la zona ha subito un notevole sconvolgimento ambientale. Molte piante di pino sono morte e il terreno spoglio è stato poi colonizzato da arbusti e ricoperto da uno spesso strato di erbe che ha compromesso pesantemente la transitabilità dei sentieri. Pertanto, considerando che la situazione sta peggiorando di anno in anno, è davvero malagevole attraversare questi luoghi, soprattutto nella buona stagione e soprattutto se le erbe sono bagnate dalla rugiada o dalla pioggia. Fortunatamente, giunti alla Poce di Dûl (sorgente che sgorga da una piccola cavità nella roccia), poco dopo aver superato l’incrocio con il sentiero che sulla destra si alza verso Belepeit, la situazione migliora. Con dolce ascesa nella pineta portiamo a compimento l’aggiramento del versante occidentale del Belepeit transitando nel pressi del Cuel Fantòt e superando il rio omonimo. Per un lungo tratto pianeggiante avanziamo su di un tappeto di foglie di faggio giungendo così ad un bivio. Sulla sinistra si stacca il sentiero che porta prima alla Cunturate e poi in Sot Crete, alla testata della valle del Riù Simòn. Seguendo la via sulla destra ci troviamo invece subito ad attraversare in rapida successione il Riù di Mascèbride ed Riù dal Cueston dal Abât. Alcuni tornanti ci consentono di guadagnare quota più agevolmente prima di attraversare ancora lungamente in piano per raggiungere il greto del Riù di Cuestis nel punto in cui vi confluisce il Riù Agadoriòn, caratterizzato da un ampio letto ghiaioso. Bisogna risalire l’alveo un bel po’prima di alzarsi sulla sponda opposta del rio, rovinata dai recenti eventi alluvionali e ritrovare il sentiero che con lunghi e tranquilli tornanti si alza nella luminosa faggeta. Poi, quando lassù si mostra la sella di Garlitais, chiuso un tratto pianeggiante, si riprende a salire al cospetto di un rado bosco formato da antiche piante di pino nero, silvestre e faggio. Sulla sinistra si stacca il sentiero che, rientrando verso sinistra, porta in breve a Forcje Pedòt e quindi procede verso Sot Crete.

Anche questo sentiero, soprattutto nella parte che riguarda l’attraversamento di Forcje Pedòt, ha subito negli ultimo anni un’invasione vegetale ed è richiesto un po’di intuito per seguirne l’originaria traccia. Ben peggiore si presenta comunque la situazione delle vie che da Sot Crete portano al Montusèl ed a Forcella Fonderiis. Senza parlare poi della larga e comoda mulattiera militare che da Forcella Fonderiis giungeva al Bivacco Bianchi, ora ridotta ad una martoriata via per camosci in più punti davvero pericolosa.

Apochi metri da questo incrocio, si stacca sulla destra quello che era anch’esso un bel sentiero, ora ridotto a “quasi invisibile” traccia, che scende verso il Riù di Cuestis (in un punto dove il corso d’acqua può essere ancora oltrepassato prima di esibirsi con una serie di scenografiche cascate e nascondersi in una forra) per risalire a lungo la vasta faggeta che ricopre l’intero versante occidentale del Plananize. Piegando poi in direzione Sud-Ovest raggiunge il sentiero che da Naurazis porta in Garlitais in prossimità del punto di partenza della via che sale proprio in cima al Plananize. Riuscendo a seguirne lo sviluppo si raggiungono ambiti in cui emergono ancora chiare le testimonianze delle antiche attività umane qui svolte e si possono osservare da vicino alcune interessanti emergenze naturalistiche. A differenza di tante tracce che è più sicuro esplorare percorrendole in salita, in questo caso penso sia opportuno cercare di seguirne il tracciato in discesa. L’importante è, dopo aver superato il Riù di Naurazis, continuare ad attraversare lungamente sulla destra in modo da non capitare sul Riù di Cuestis a valle del passaggio previsto, nella invalicabile zona della citata forra.

Mantenendo la direzione di marcia passiamo subito in rassegna uno strano filare di abeti rossi e larici. In breve accediamo quindi alla bella radura di Garlitais Abàs, che conserva i resti dello stavolo dai Palòts e ci chiede di sostare un attimo prima di affrontare la salita finale. Ripreso il cammino in pochi passi siamo nel punto in cui prende origine il Riù di Cuestis, alla confluenza del Riù di Sguerie e del Riù di Garlitais. L’acqua è buonissima: attenzione però a non bersi con il vitale liquido anche i filiòns. Passati sulla sponda opposta per un po’fiancheggiamo il corso d’acqua superando il sedìn dei Sandrìns. Iniziamo quindi a salire nella faggeta che copre le Rive Stuarte con una serie di tornanti che termina proprio in prossimità dei resti dal Stâli dal Miscjo posto nella parte bassa dell’ampio spiazzo prativo che ospita, sul margine orientale, lo stavolo di Garlitais Adâlt (il Stâli dai Longhìns), recentemente ristrutturato.

Ma è dal Çuc dai Pâi, raggiungibile in un attimo lungo il sentierino che si alza alle spalle dello stavolo, che si apre la bellissima panoramica che dal Zuc dal Bôr arriva al Canin, passando per il Lussari, il Montasio ed il Cimone. Da qui, con lo sguardo ad oriente si godono aurore indimenticabili e la sera, con lo sguardo a ponente tramonti incredibili, proprio laggiù, dietro il Plauris. Di notte poi, dalle profondità del suolo, suoni di fucina emergono ad inquietare l’animo, altrimenti rapito dal silenzio assoluto. In certi momenti della giornata, con il giusto taglio di luce, Bruno vedeva la Pietà di Michelangelo scolpita lassù, sulla forcella tra il Cozarel ed il Montusel ed il Gjenio non riusciva a distogliere l’occhio da un’altra forcelletta, quella sulla Cueste Sguerie, sopra le Pàlis dal Martìn, dove poteva apparire da un momento all’altro uno dei suoi cervi.

Sotto il Çuc dai Pâi, sulla sella che anticipia il Plan da le Poiate, si possono osservare i resti del Stâli dal Ezio, costruito in pietrame e tronchi con la copertura del tetto che era costituita da lamiere dei due bombardieri americani abbattuti dalla contraerea durante la seconda guerra mondiale e schiantatisi in Belepeit. Per le coperture di quasi tutti gli stavoli erano state usate queste lamiere in leggero alluminio e, guardandosi attorno, in Garlitais se ne vedono ancora.

Per rientrare a Casasola seguendo una via più diretta è innanzitutto necessario portarsi a Naurazis. Scendere via Cuestemulìn richiede infatti, una volta giunti sulla Statale Pontebbana, di sobbarcarsi qualche chilometro di trafficato asfalto; cosa poco indicata per chiudere in bellezza la giornata. Pertanto, dallo stavolo ci si incammina in quota verso Sud attraversando a metà la radura per ritrovare, appena entrati nella faggeta, la larga mulattiera. Aparte una breve salita, il cui superamento è peraltro agevolato da un paio di tornanti, tutto il percorso fino a Naurazisè pianeggiante. Una piccola sorgente che alimentava una pozza sul lato sinistro nella parte iniziale della via è ormai del tutto occultata da terra e fogliame. Essa permetteva, quando era ben alimentata dalle piogge, di rifornirsi di acqua potabile senza scendere giù fino al torrente in Garlitais Abàs e rientrare poi lungo i tornanti della Rive Stuarte con la pesante gerla carica sulla schiena. Dopo La Poce si giunge Daûr le’Pàlis, quindi al Cocolâr (toponimo derivante dalla presenza di un grande noce che dovrebbe ancor oggi vegetare sul posto) e al Fàu dal Naidòn. Si attraversa il Riù di Naurazis che scende lungo il fianco occidentale del Plananize e si incrocia la traccia che sulla sinistra si stacca per salire proprio in cima al monte. Poco dopo ci troviamo a Naurazis dove possiamo decidere se proseguire il rientro via Forcje-Zeresarie o via Belepeit-Pulize.

(riproduzione testo vietata - Ed.La Chiusa)

Lo stavolo dai Moros in Pulize.
La valle del Riù di Cuestis.
Lo stavolo di Garlitais.
Veduta su Zuc dal Bôr, Cozzarel e Montusel dal çuc dai Pâi.
Veduta su Montasio e Cimone.
Veduta sulla catena del Canin.