COSTAMOLINO

Una visita a Cuestemulìn ed ai Tòrgui, che può essere estesa al Stâli dal Maiòn, costituisce già una bella e tranquilla escursione alla scoperta di quello che rappresentava l'insediamento in quota più importante del Comune di Chiusaforte nel settore carnico delle sue montagne. Delle 18 case abitate agli inizi del 1800, attualmente soltanto una vede aprirsi le imposte tutti i giorni dell'anno ed è quella in cui vive l'Albin. Alcune sono state comunque ristrutturate dopo il terremoto del 1976 grazie anche alla strada che collega da qualche anno la località a Plagnis e Visocco di Dogna, realizzazione che ha consentito un comodo trasporto dei materiali edili. Proprio questa pista forestale può rappresentare un'alternativa al rientro a valle se non si vuol proseguire verso altre mete più in quota. Il problema, al termine della piacevole attraversata fino a Plagnis e della discesa su asfalto fino a Visocco e quindi al Porto di Dogna, è il rientro lungo i due chilometri circa di Pontebbana. Per i pigroni, o per coloro che siano impossibilitati ad affrontare un sentiero di montagna, si presenta l'opportunità di utilizzare proprio la strada che sale da Dogna per giungere con un mezzo di trasporto fino a Plagnis. All'altezza del piccolo borgo si parcheggiano i mezzi motorizzati, in quanto il transito da qui è vietato e, a parte qualche breve risalita nell'attraversamento dei torrenti ed una rampa finale, anch'essa non lunghissima, trattasi di una piacevole passeggiata. Attualmente l’area destinata a parcheggio, posta all’inizio del largo sentiero sull'argine artificiale del Riù Mulined a ridosso della statale, è interessata dai lavori di apertura di una galleria. Non sappiamo come e quando i lavori si concluderanno. La speranza è che i sorestants considerino il fatto che i sentieri per Costamolino e per l'Ombrenum da secoli ormai partono da qui. Sorge il rammarico, pensando a questa realizzazione, che allora sia stata completamente demolita la fortezza de La Chiusa per lasciare spazio proprio alla tratta di statale che ora verrà by-passata.

Dal Riù Mulino Dapît le Mont si comincia subito a salire con una serie di tornantini l'erto costone incombente sulla strada, tratto questo chiamato le Scjalinòne. Uno appresso all'altro si superano i seguenti luoghi facilmente identificabili: Aì da le Madone, le Prime stangjade, le Prime pouse, Aì dal saldàn, le Seconde stangjade, le Tierce stangjade, Sot il Crist, Aì dal Mirò(Mirò è il soprannome di una persona qui precipitata), Dapît Cilò(ai piedi delle rocce, toponimo questo d'origine slava). Raggiunto il Cilò la pendenza del sentiero si riduce e ci troviamo ad attraversare una zona caratterizzata da ampi terrazzamenti ormai coperti da vegetazione arborea. E' curioso notare la presenza di alcune querce e la natura delle pietre usate per lastricare il tracciato ed innalzare i muri a secco: tutto clap saldàn. Da Som Cilò attraversiamo la stretta parte finale del crinale, il Filòn, che si compie ai piedi di una bella pineta che annovera anche alcune piante secolari custodi di un'altra edicola votiva e tra le quali c'è il Pin dal Pele. Oltrepassati le Crosète (per una croce incisa su di un pino a ricordare qualcuno lât di tôri), le Bûse dal Bastiòn ed il Bastiòn (per la natura impervia del terreno su entrambi i lati del sentiero che richiama appunto quella di un bastione) si perviene ad una seconda zona terrazzata da cui si gode verso Est uno scorcio panoramico sulle borgate sovrastanti l'abitato di Dogna, poste all'ingresso dell'omonima valle. Attraversati infine le Salaris, Som i Crets, Oltre i Prâts ed il Plan dal Draç eccoci a Cuestemulìn. Qui bisogna fermarsi un po'. Alcuni angoli ancora integri, buoni testimoni di quelli che erano i caratteri salienti dell'architettura spontanea delle nostre montagne, ci consentono d'immaginare la vita del Borc quando all'inizio di un nuovo giorno tutti gli scuri si aprivano. Ci si può sì immalinconire davanti all'abbandono ma è il piacere delle scoperta, anche dei piccoli particolari comunque intrisi di storia, che alla fine prevale. E di questi particolari a Costamolino se ne trovano... eccome!

Ai Tòrgui

Altro luogo da esplorare con calma sono i Tòrgui (Tòrgul era il soprannome della famiglia Marcon che qui vi abitava stabilmente). Per raggiungerlo, passati vicini alla fontana con annesso lavadôr, si lascia Cuestemulìn alle spalle per affacciarsi sulla parte mediana della lunga valle del Riù Mulin. Piegando sulla destra in breve la mèta è raggiunta. Attualmente il pianoro che sovrasta gli stavoli e l'ampia fascia prativa che digrada verso Costamolino risulta in gran parte sfalciata. Pertanto, chi decide di rientrare verso Costamolino -magari dopo aver fatto una meritevole puntata al Stâli dal Maiòn- può tranquillamente scendere lungo la Cuntùre, partendo dalla Têse dal Pauli ed attraversando i prati dal Marsiz. Secolari melariis, massi erratici in clap saldàn in bella mostra, un magnifico quanto inusuale bosco di betulle ed un'ampia panoramica verso meridione e sulle abitazioni di Dogna attendono di mostrarsi. Al termine della radura si incrocia la strada bianca che punta in quota verso Plagnis, località che si scorge laggiù in fondo, verso Nord.

Al Stâli dal Maiòn

Il Stâli dal Maiòn o Stavoli Marcon o Coltura Gorgon è uno dei luoghi incantati dei nostri monti. Sospesa a mille metri di quota, l'ampia e protetta radura accoglie al centro gli antichi stavoli ombreggiati da numerosi alberi da frutto ed offre una magnifica panoramica sui monti circostanti. Pare che tutto sia rimasto immutato da quando gli ultimi abitatori hanno chiuso ancora una volta le imposte e sono scesi a valle, per rimanerci. Del luogo si era innamorato Giuliano, un fiorentino che ha sposato la bella Angela, originaria di quassù. Quando poteva, saliva con la gerla carica di materiali e si dedicava alla sistemazione degli stavoli, alla costruzione dell'acquedotto, alla piantumazione del frutteto. Purtroppo ha lasciato questo mondo troppo in fretta e non sappiamo per quanto tempo ancora la copertura dal Stâli dal Maiòn resisterà al peso della neve. Sporgendosi nel punto più in quota della radura, oltre il costone che ad oriente protegge la conca, si nota verso Nord un bel torrione dirupato su tutti i lati. Dai vecchi veniva chiamato Cùgul ed incredibilmente ospita sulla sommità un complesso di brevi gallerie costruito durante la Grande Guerra che sfocia in quattro grandi feritoie, due che guardano verso Dogna e due rivolte verso Vidali. Trattasi di un vero e proprio nido d'aquila, probabilmente per mitragliatrici ed un cannone di piccolo calibro, oggigiorno irraggiungibile in quanto non esistono più gli adattamenti che permettevano il transito in un luogo tanto impervio. Oltre a questa, che va considerata come una della postazione in quota più ardite tra quelle realizzate dagli eserciti contendenti nel settore, già lungo la strada che da Plagnis porta a Costamolino si possono visitare altre tre caverne dallo sviluppo articolato ed i cui ingressi verranno certamente individuati dall'occhio allenato degli appassionati del genere. Desta interesse anche la fontana con iscrizione che si trova sempre lungo la strada. Infine vanno segnalate altre due postazioni raggiungibili deviando dal sentiero che sale dalla statale ed ancora due molto più in alto, nei pressi del Plan da le Frate.

Dai Tòrgui la salita al Stâli dal Maiòn si svolge lungo il sentiero de Le Scrigne, su pal Peròn. Niente di particolare per chi è giunto a Cuestemulìn direttamente dalla statale. Può risultare invece impegnativa per chi, avvicinato da Plagnis, non è partito con l'idea di faticare in salita. La via è la stessa che porta in cima al Montusel e si imbocca un centinaio metri oltre i Tòrgui. Subito si comincia a salire sulla destra mentre il sentiero pianeggiante sulla sinistra si inoltre verso il Riù Mulìn. A circa metà dell'ascesa si stacca sulla destra una traccia che porta anch'essa agli stavoli in forma più diretta. I resti di un piccolo fabbricato in pietrame a monte del sentiero, i cui resti si notano appena iniziata la salita, son quelli di une “clozère”, utilizzata per la cottura delle piccole pere tipiche dei nostri monti..

Ed. La Chiusa - riproduzione vietata

Immagini sacre su per le Scjalinone e sul Filon.
All'interno del Borc di Cuestemulin.
Ai Torgui.
Stâi dal Maion
Veduta verso Plagnis.
Le frane nel Riù Mulin.
Dalla Forcje veduta su Costamolino. Sullo sfondo il Jof di Dogna.