BELEPEIT PADOVAN

Questo è un itinerario davvero piacevole da percorrere, che si compie essenzialmente lungo la dorsale che divide l’estesa valle del Riù Simòn da quella più raccolta del Riù di Cuestis. Ci permette di attraversare ambienti naturali variegati e godere di ampie panoramiche. Il Belepeit Padovan o Piccolo Belepeit ed ancor di più il luogo che ospita l’omonimo Stâli, il Cuel Scjèfin ed il Filòn di Cuestis, se visitati con il giusto spirito, lasceranno di certo un segno. Grazie all’immane lavoro eseguito dai fruitori del Stâli di Belepeit Padovan, attualmente tutto il sentiero di salita è perfettamente agibile. Anche l’erba è sfalciata, per chilometri e chilometri. Il transito è comodamente garantito anche nella zona delle Cjalcinis, alla testata dello scenografico e terrifico canyon del Riù di Cueste Spiçade, interessata da due dannose frane purtroppo ancora ben attive. Poi, da qui fino al raccordo con il sentiero per la Cunturate si seguono tracce o si prosegue ad intuito, comunque lontani da pericoli.

Sulla strada che da Punt di Perarie porta a Roveredo, si può parcheggiare il mezzo di trasporto appena superato il ponte sul Riù Simòn. Rientrati sulla stessa via per un centinaio di metri, si imbocca sulla sinistra una strada bianca che in breve si trasforma in sentiero e con un lungo zigzagare nella rada pineta risale l’erto costone. Subito si apre una bella visione su Pisimoni, forra del Riù Simòn e Belepeit Padovan che fortunatamente ci distrae dai molesti rumori che salgono dal trafficato fondovalle. Superata la località di Costris ed il punto d’arrivo della traccia che quivi giunge dal Riù da le’Anìmis, finalmente accediamo al Cuel da le’ Melaris, piccolo pianoro che ospita il Stâli dal Fol, chiamato anche Stâli di Sterpèit. Qui all’inizio dell’800 si trovavano una casa d’uso, quattro stalle e già tre case diroccate. Ora i resti dello stavolo (datati 1794) sono attorniati da vecchie piante di carpino e c’è solamente una antica melaria a giustificare l’assegnazione del toponimo alla località. Ripreso il cammino troviamo il pino nero affiancato nella copertura dal cugino silvestre, da carpini e grandi faggi. Prima di affrontare un comodo passaggio sotto le rocce che elevano il colle di Pulize di Là, sulla destra si stacca la traccia che taglia diretta verso il Riù di Cuestis, lungo l’Agâr Tavan, per risalire a Pulize di Sot (percorso in parte ricalcato da una condotta idrica di recente posa). Al termine di un attraversamento in quota di una ripida pala erbosa e risalito sulla destra un corto valloncello si perviene alla larga forca di Pulize di Là. Proseguendo nella direzione d’arrivo scenderemmo nel Riù di Cuestis per poi uscire a Pulize all’altezza dello stavolo omonimo (percorso che utilizzeremo per il rientro). Il sentiero per Belepeit Padovan si imbocca invece alle spalle dei ruderi del primo stavolo che incontriamo. Un duro tratto di salita porta a guadagnare quota in fretta, consentendo di godere subito di un’ampia panoramica che dalla Cima del Lago di Raibl arriva fino al Plauris. All’altezza dell’Àngul, ripiano immerso nella pineta (punto da cui si staccavano due sentieri -ora ridotti ad esili tracce- che scendono entrambi sull’alveo del Riù di Cuestis, nella zona della presa dell’acquedotto il primo e più in quota il secondo, detto delle Cjaradis), si piega sulla sinistra accedendo ad un secondo più vasto ripiano, questa volta ombreggiato da faggi e carpini, al centro del quale si rinviene un sedìn. Si prosegue quindi attraversando alti sulla forra del Riù Simòn, dirimpetto a Sacout e con la piramidale Amariana che fa da sfondo. Sulla larga sommità del Cuel Scjèfin un boschetto di noccioli leggermente defilato sulla destra del sentiero ci rivela la presenza di un fabbricato diroccato, il Stâli da le Russe. A ridosso dello stavolo vegeta ancora una vecchia melaria e sul retro vigila un enorme pino nero. La vicina bella radura invita a proseguire l’esplorazione del piccolo altipiano. Restando appena un po’ discosti dal sentiero ci si dirige verso Nord rinvenendo subito alcuni massi erratici qui abbandonati dai ghiacci, attraversando una luminosa pineta e scoprendo una bella ed inusuale veduta sulla sella di Garlitais ed il gruppo del Zuc del Bôr. Terminato questo godibile tratto ci si trova ad aggirare la sommità franosa dell’ incassato e meravigliosamente orrido alveo del Riù di Cueste Spiçade, ben visibile anche dalla statale Pontebbana. Ancora un tratto di traverso all’altezza delle Cjalcinis, con i punti più insidiosi ben addomesticati a colpi di piccone ed al termine di una breve discesa, siamo al Stâli di Belepeit Padovan.

Questo è un posto particolare. Ci si sente un po’con l’animo sospeso quassù. Altissimi sulle valli del Riù Simòn e del Fella, intimoriti dalla fresca visione del Riù di Cueste Spiçade e dal paretone roccioso alle spalle. Si avverte quella condizione di instabilità, di provvisorietà che ogni tanto attanaglia il nostro essere di umani in questo universo sconosciuto. Comunque, visto l’importante lavoro di restauro a beneficio degli stavoli effettuato dai proprietari e la magnifica chioma delle melàriis che li ombreggiano, vivere qui dev’essere piacevole e di certo fa bene allo spirito. Tant’è che gli stessi hanno messo a disposizione dei viandanti, in caso di necessità, lo stavolo più piccolo.

Per raggiungere la sommità del Belepeit Padovan ripassiamo a ritroso per le Cjalcinis. Giunti sul filo della dorsale, punto da cui si staccava un sentiero che attraversava in quota verso lo Stavolo di Cuestis, pieghiamo sulla sinistra lungo una ancora visibile traccia che con una serpentina fra i pini risale l’erto costone. Prima di effettuare un breve attraversamento sulla sinistra, che termina all’altezza di una piccola radura, si nota una traccia raccordarsi alla nostra, anch’essa proveniente dalla zona dello stavolo. Ripreso a salire si perviene al Pecolèt, un successivo ripiano che si percorre obliquando un poco sulla sinistra per puntare poi a vista direttamente verso il punto culminale del rilievo. La morfologia del terreno aveva un tempo permesso la creazione di una rete sentieristica che dava accesso a tutti i versanti del Belepeit Padovan. Ora la folta coltre di lescje nasconde tutto e solamente a tratti si intuisce il disegno di queste vie. Particolarmente interessante per la severità dell’ambiente attraversato è invece l’osservazione dei sentieri che solcavano il basso fianco occidentale del Belepeit Padovan. Luoghi come i Barèits, il Colosèt, le Pale dal Mini, l’Agadorie, il Cuèl da le Stèipe incombono terribilmente sul Riù Simòn e, se non fossero giustificate dalla presenza della baita del Chinòp o dal Stâli dal Laurinç, si potrebbe pensare che queste tracce siano state ad uso esclusivo di capre e camosci.

Comunque dai 1170 metri di quota del cimotto si dispiega verso Nord una dorsale così larga e dolce (per le nostre montagne naturalmente!) che per incontrare a 1120 metri il sentiero segnavie CAI n.425 si può procedere così... spensieratamente, con l’attenzione tutta rivolta alla Natura che ci circonda. Quando saliamo sul 425, che verso sinistra cala alla Cunturate, proseguiamo l’attraversamento in quota, sul versante meridionale del Filone del dosso di Cuestis. La discesa si fa attendere e si annuncia con l’avvistamento dei resti dello Stavolo in Cuestis. Il luogo, attorniato ancor oggi da una vasta radura, un tempo ospitava una casa d’uso, due stalle ed un fienile ed era raggiunto anche da un sentiero che tagliava a mezza costa direttamente da Garlitaist ransitando nella zona sottostante Forcje Pedòt. Ora, direzione Sud, iniziamo davvero a scendere cercando di rimanere sulla traccia seminascosta dalle erbe. Tratti lasciati scoperti dal fuoco si alternano ad altri dispiegati in un bel bosco misto in cui è il pino silvestre a prevalere. Al lungo traverso fa seguito un rientro più breve ed eccoci sul greto del Riù di Cuestis, che vede anche qui le sponde erose dalle piene degli ultimi tempi. In questo punto scendendo di un centinaio di metri lungo l’asta del torrente c’è la possibilità di visitare un tratto di forra davvero suggestivo. Compiute le necessarie abluzioni, visto che fino ad ora lungo tutto il percorso di acqua corrente non ne abbiamo vista, riguadagniamo un po’ di quota sul versante opposto e, superato il Riù dal Cueston dal Abât ed il Riù di Masèbride(ovvero di Moras e Brida, i cognomi delle famiglie che secoli orsono gestivano i pascoli del luogo) incrociamo in breve la Pulize-Garlitais ed iniziamo quindi la discesa verso Dûl e Pulize. Poco prima di giungere allo Stavolo di Pulize, imbocchiamo sulla destra il sentiero che porta ad attraversare il Riù di Cuestis nei pressi della presa dell’acquedotto per poi risalire a Pulize di Là. Qualora si decidesse di proseguire verso Chiusaforte c’è sempre l’opportunità di rientrare al punto di partenza fruttando la pista cliclabile.

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Dal percorso veduta sul Pisimoni.
Il canyon del Riù di Cueste Spicade.
Il Stâli di Belepit Padovan.
La valle di Garlitais.
Dal percorso veduta sul Zuc del Bôr.
Il Filone del dosso di Cuestis.
Il Riù di Masèbride.